Risposta alla domanda: “Si potrebbe mandare una sonda in un BUCO NERO dell’Universo?”.

L’Universo, secondo accreditate tesi scientifiche, nasce dalla esplosione di un Buco Nero. Spesso ci si domanda perché la NASA non studia un programma che preveda l’invio di una Sonda dentro un “Buco Nero” per capirne meglio il suo funzionamento e avere maggiori notizie sulla nostra esistenza.

Mi spiego con un esempio ispirato dalla lettura di alcuni articoli di Lucas Curtis (Insegnante di Scienza in Atenei USA)che ha dato il suo ponderato parere e che qui cerco di sintetizzare per i curiosi come me.

Immaginiamo che dalla porta di casa mia ci sia una stazione di benzina a circa 400 metri lungo la strada. Ora supponiamo che il nostro pianeta Terra sia sulla mia porta di casa e che il più vicino “Buco Nero” più vicino a noi (recentemente osservato dopo decenni di sondaggi con una rete di Osservatori sparsi sul Pianeta) sia alla stazione di servizio.

Usando questo paragone, Voyager 1 (la sonda spaziale più lontana che il mondo dei voli interplanetari abbia mai inviato) è a soli 0,04 mm dalla porta di casa. Ci sono voluti quaranta anni per fare arrivare così lontano la sonda Voyager che ha coperto solo 0,04 mm di uno spazio infinito.

Un Primo motivo per cui la NASA non ha mai pensato di inviare una sonda in un Buco Nero è perché il Buco Nero più vicino a noi è di circa 1, 4 milioni di volte più lontano di qualsiasi cosa che l’uomo abbia mai lanciato dalla Terra verso l’Universo.

Un Secondo serio motivo è rappresentato dal fatto che se in qualche modo (non ipotizzabile) potessimo far viaggiare una Sonda Spaziale alla velocità della luce (N.B. la sua velocità è 300.000 Chilometri al secondo) sarebbero necessari 1800 anni per raggiungere il Buco Nero conosciuto più vicino a noi.

Ovviamente nessuno tra coloro che avrebbero effettuato il lancio della Sonda, sarebbe vivo per vederla raggiungere il suo obiettivo. Tra l’altro l’umanità tra 1.800 anni potrebbe non essere nemmeno in giro per il Pianeta terra per vedere la Sonda raggiungere il Buco Nero. Va rilevato che il segnale di ritorno (nella ipotesi immaginari) avverrebbe sempre alla velocità della luce ed occorrerebbero altri 1.8000 per captare i segnali sulla Terra. Ovvero dal lancio all’arrivo del segnale di ritorno correrebbero 3.600 anni.

Un Terzo buon motivo è che noi non possiamo mandare nulla e nessuno così in fretta (Velocità della luce) Ergo noi non possiamo andare da nessuna parte così lontano.

Un Quarto motivo valido per sancire la impossibilità di organizzare un viaggio verso il Buco Nero è rappresentato dall’eventuale combustibile necessario per organizzare il volo ipotetico. Occorrerebbe un motore più potente ed efficace di quello che oggi l’umanità dispone o sta immaginando di creare; ed anche una enorme energia per le trasmissioni per un tempo così lungo (3.600 anni).

In buona sostanza occorre una efficienza che non è neanche stata sognata oggi. Neanche con la più fervida immaginazione si può ideare oggi qualcosa che si possa avvicinare a ciò che servirebbe per fare un viaggio da noi al più vocino Buco Nero conosciuto. L’ordine di misura del tempo necessario per arrivarci (coi mezzi oggi immaginabili) potrebbe aggirarsi intorno ai 10.000 anni.

Cercando e scrutando l’Universo potremmo anche trovare un Buco Nero molto più vicino di quello oggi conosciuto, che potrebbe essere presumibilmente raggiungibile forse entro altri 1.000 anni (a titolo di mero esempio). Sicuramente potremmo inviare una sonda indirizzata a quell’obiettivo, ma ci troveremmo difronte ad un tema insormontabile: “La Sonda e la sua luce/energia verrebbero catturate e nulla potrebbe in nessun modo sfuggire, perché tutto ciò che ingoia il Buco Nero non può in nessun modo uscire”. Quindi, una volta che la Sonda attraversa l’orizzonte degli eventi, non potrebbe mai inviare dati sulla Terra (che comunque ci metterebbero altri 1.800 anni a ritornare) né potrebbe sfuggire al Buco Nero stesso, quindi scomparire.

Molte altre sarebbero le difficoltà ed i problemi da risolvere ma si ritiene che questi siano i motivi più importanti e irrisolvibili per cui la NASA (e nessuno) non pensa di tentare strade che possano inviare una Sonda in un Buco Nero.

Il nostro pianeta è una cosa così piccola/infinitesima se paragonata alla immensità dell’Universo. La vita sul nostro Pianeta è così labile che non riesco ad immaginare come la nostra umanità possa pensare a farsi la guerra (gli studiosi hanno calcolato che a memoria d’uomo sulla terra sono avvenute almeno 56.000 guerre) anziché convivere in pace e progredire. L’ uomo si contrasta con uccisioni fratricide, attentati, soprusi di ogni genere, terrorismo, violenza, sfruttamento e mille altre offese e contrasti di ogni genere e maniera invece di capire che il nostro Pianeta è un miracolo di equilibri (forse unici al mondo) tra mille variabili tutte delicatissime e soggette a cambiare di continuo che risentano dell’inquinamento e dei terrori offensivi delle azioni dell’uomo perpetrate tutti giorni ed in crescita esponenziale. Bestialità!!

Bisognerebbe pensare che basta una seria Epidemia trasformata come Pandemia a decimare la vita sul pianeta (Stiamo avendo le prime avvisaglie con il Covid-19 e sue varianti che ci obbligano a oltre 10 Miliardi di Vaccini e tragiche conseguenze) per produrre catastrofi umanitarie. A questo serio obiettivo dovremmo concentrare ogni sforzo umano per rendere possibile il mantenimento dell’equilibrio miracoloso in cui ci troviamo a vivere e fare di tutto per conservarcelo.

Va fatta una riflessione: “Se la vita media dell’uomo sul nostro pianeta oggi è di circa 70/75 anni e se immaginiamo che per qualche motivo (errori della Scienza, inquinamento, avvelenamenti, o altre diavolerie) non dovessero nascere più bambini al mondo; in questo caso tra meno di 100 anni il pianeta non avrebbe l’uomo sul suo suolo che sarebbe abitato solo da un mondo animale e vegetale tutto nuovo”.

DI QUESTO DOVREMMO PREOCCUPARCI COME PRIORITA’ ASSOLUTA E NON DI ALTRO!!

Antonio Moretta

(28.12.2021)

Le tradizioni sono le fondamenta della costruzione socio-culturale della modernità. Senza questo basamento l’edificio sociale e democratico è destinato a crollare. Ricordiamo le origini della nostra Italia.

La “Grande Guerra del 1915-1918” ha visto immolarsi per la Patria un numero impressionante di eroi commemorati in tutte le località di nascita ed ancor oggi ricordati dalle popolazioni come coloro che, con il prezzo della loro vita, ci hanno consentito di vivere in pace ed in democrazia.  Il dolore è di non poter onorare coloro che sono rimasti “Ignoti” e dispersi nei vari teatri di guerra: per lo più si tratta dei nostri “Ragazzi del ’99 “ ai quali l’Istituto della Legione d’Onore dei Cavalieri di VittorioVeneto ha dedicato una Onorificenza di altissimo valore storico e sociale. 

A loro deve andare la massima riconoscenza e l’amore di tutto il popolo italiano. In loro onore si è deciso di tumulare nel Sacello dell’Altare della Patria (piazza Venezia) uno dei caduti scelto fra 11 salme di Eroi Ignoti, questo avvenne il  4 novembre del 1921 (terzo anniversario della vittoria italiana).

Alla eccezionale Cerimonia, gratificata da una immensa folla, partecipò Maria Maddalena Bergamas, (madre di un sottotenente disperso) in rappresentanza di tutte quelle madri, mogli e sorelle d’Italia che condividevano lo stesso immenso dolore per non aver potuto dare ai loro uomini, immolatisi con onore per la Patria, un’ultima carezza e di non poter portare un fiore sulle loro tombe.

Poteva mai la “Norman Academy” omettere di ricordare l’Italico Valore o di commemorare una ricorrenza come questa del centenario, occasione unica in grado di unire in un unico sentimento tutti gli Italiani? OVVIAMENTE NO !….

Ed ecco allora che presso il “Circolo Ufficiali” della “Casa dell’Aviatore” in Roma, (domenica 5.XII.2021) è stato organizzato un convegno finalizzato ad onorare e commemorare il “MILITE IGNOTO” ed a ricordare quelle persone che, fra le onde e le anse del Piave, volontariamente vissero nel teatro di guerra per essere vicine ai militari in armi nei momenti estremamente drammatici: le Crocerossine per il Conforto, i Cappellani Militari per la Speranza.

Lo spirito del ricordo degli eroi della Grande Guerra aleggiava tra i convenuti all’ importante evento, ingentilito da numerose presenze femminili, tutti sensibili al coraggio di tanti ragazzi sacrificatisi per la Patria.

Un simpatico piacevole chiacchiereccio tra i capannelli di partecipanti portano saluti ed abbracci fino a quando tutti, preceduti dalla Bandiera della “Federazione Italiana dei Combattenti Alleati”, hanno preso posto nella “Sala Baracca” (allestita secondo i dogmi della vigente Pandemia) per partecipare a questo particolare “Convivio Accademico con le Stellette”.

Un plauso particolare va al Gran Cerimoniere Magg. Comm. Riccardo Giordani ed al Direttore Cav.  Vincenzo Cortese (ovviamente assecondati da collaboratori di primordine) per aver realizzato un programma della cerimonia ricco di contenuti e sentimento e per aver saputo cointeressare, quali relatori, Confratelli Accademici non solo motivati ma profondi conoscitori delle materie che con un entusiasmo (risultato poi evidente) hanno raccontato evidenziando le sofferenze diverse e gli atti eroici delle diverse realtà presenti su quel teatro di guerra: il Piave.  

In particolare va evidenziata la logistica e la qualità delle scelte, come quella del violino del Maestro Gaspare Maniscalco che ha iniziato la giornata e che, proprio con il suo violino, ha dato vita alle strazianti note del “Silenzio” lasciando impietrita e compiaciuta l’intera sala. Quel tono caldo ma penetrante del magico violino, assieme alla originalità della scelta, ha portato ad una esecuzione tanto rara quanto difficile da dimenticare per le sensazioni che ha saputo suscitare consentendo a tutti i presenti di comprendere quali finalità e con quanto rispetto si sarebbe sviluppata quella mattinata domenicale.

L’insieme di tatto, senso del sentimento, e limpidezza delle note ha fatto dell’esordio una incomparabile pagina di musica e cultura. E poi ha fatto seguito la “Canzone del Piave”, travolgente come le sue onde, ed un brano dalla colonna sonora del film “Il Postino” eseguita al violino accompagnato dalla bravissima Maestra ”Barbara Cattabiani” al pianoforte (va sottolineato che ambedue gli artisti fanno parte della numerosa schiera di artisti della Norman Academy).  Moltissimi sono stati gliapplausi, molto meritati.

Il tema del “Centenario del Milite Ignoto” è stato ripreso magistralmente dalla testimonianza toccante della “Storia delle Crocerossine” raccontata da Sorella Monica Dialuce Gambino (già Ispettrice Comandante Generale delle Crocerossine) che ha saputo dare il meritato risalto, fra i dolori e gli orrori della Guerra, narrando aneddoti eroici di Crocerossine  sacrificatesi  per dare conforto e servizio ai poveri martoriati dalla terribile contesa. A loro gli onori ed un rispetto in grado di sfidare l’appannamento del tempo.

Preceduto da applausi è intervenuto il Generale di Corpo d’Armata Tullio Del Sette (già Comandante Generale dei C.C.) che ha saputo entusiasmare i numerosi presenti nella “Sala Baracca” con aneddoti e storie di vita vissuta che hanno evidenziato il diritto dei “Ragazzi del ’99” di essere i protagonisti del libro del prof. Claudio Modena “Anime di carta” (lettere dal fronte e al Re 1915-18 ed. Edilet), libro questo che tutti dovrebbero leggere per capire il significato profondo dei ragazzi del 99 morti al fronte, come vivevano e cosa presagivano della loro giovane vita immolata sull’altar della Patria. Scroscianti gli applausi che hanno aperto l’intervento dell’autore che ha dato una visione dei dolori, pentimenti, amori, storie di violenza e di desiderio di vita e tanti altri sentimenti profondi tutti racchiusi in tre parole: “Lettere dal Fronte”…… bravo Claudio !

E’ arrivato il tempo di una piccola pausa per consentire la premiazione, da parte della Norman Academy, delle eccellenze consegnando numerose pergamene a coloro che si sono adoperati e distinti per far riemergere nel cuore dei cittadini il senso della gratitudine per coloro che hanno permesso col loro sacrificio di diventare nazione libera e democratica. Ancora una volta va un “Bravissimi” agli organizzatori.

Introdotto dalle dolci note della “Meditazione” di Massenet   l’applauditissimo intervento del Prof. Tito Lucrezio Rizzo (già Consigliere Capo Servizio al Quirinale) sull’opera preziosa e delicata svolta dai Cappellani Militari che dopo aver assistito con l’affetto di Padri i nostri militi hanno seguitato e seguitano ad essere quella “Speranza” capace di dare ai nostri soldati di ieri, di oggi e di domani la forza necessaria per guardare al futuro anche nei momenti più bui.

“Dulcis in Fundo” a sorpresa, un ulteriore tributo al “Milite Ignoto” da parte del Gran Cerimoniere Don Riccardo Giordani di Willemburg che, con la sua voce calda e suadente

ha letto le parole della “Leggenda del Piave” con i toni giusti, drammatici o trionfali a seconda di quelle varie fasi che portarono i nostri Fanti da Caporetto a Vittorio Veneto. La commozione generale nell’intera sala “Baracca” è stata palpabile …..è vero: Oggi siamo stati sul Piave! 

Una valanga di applausi calorosissimi ha chiuso il convegno mentre negli occhi di qualcuno faceva capolino una lacrimuccia nostalgica e malinconica. 

Quando iniziò il dolce canto dell’ “Inno di Mameli” o “Canto degli Italiani” che dir si voglia la sala si alza in piedi  durante il momento di grande valore grazie anche al Pensiero Spirituale di Don Salvatore Nicotra (Decano dei Cappellani Militari del Lazio) ed alla sua impartita Benedizione Natalizia. 

Accompagnati nella sala da pranzo da un rinnovato clima Natalizio ed accolti con gli aperitivi e la festosità delle tavole imbandite, la giornata è stata ulteriormente gratificata dalla bravura della poetessa Prof.ssa Carmen Costanzo che ha voluto esternare i suoi auguri personali a tutti i presenti con una toccante poesia sul Natale e poi con raro affetto dedicare un suo “Inno alla Calabria” sua terra natia. 

Antonio Moretta

Riccardo Giordani

(06.12.2021)

A Roma (17.11.2021) nella sala della “Protomoteca del Campidoglio” si è svolta la cerimonia del Quarantennale dalla fondazione della “Associazione dei Veneti a Roma”

Anno 1981, nasce la “Associazione dei Veneti a Roma” Oggi siamo nel 2021; sono passati 40 anni. Per una Associazione come i Veneti a Roma è un periodo di grande interesse perché distingue un’epoca. Molti dei soci fondatori non ci sono più ed il gruppo dei 4/500 soci degli anni di floridità e prolificità della attività, si è ridotto lasciando il posto a giovani veneti brillanti ma di formazione ed abitudini moderne e diverse dagli storici componenti del sodalizio, certamente più vicini alla moderna società robotizzata del III Millennio, ma che conservano nel loro giovane animo la passione per la tradizione ed i valori delle loro radici lagunari e montanare del grande Veneto,

Per gradevolissima decisione della sindacatura romana, alla quale si vuole consegnare un profondo ringraziamento per la gentile concessione fatta alla Associazione dei Veneti (per il giorno 17 novembre 2021 dalle 17 alle 20); è stato organizzato l’importante evento nella prestigiosa “Sala della Protomoteca in Campidoglio a Piazza Venezia” dove, con alto senso di servizio ed abnegazione, il “Team” della Associazione, capitanato dal giovane presidente Marco Cavattoni con alle spalle il suo vicepresidente Antonio Moretta e l’intera segreteria capitanata dalla ottima Isabella Tegani; ha messo a punto il programma (all.to 1) con il “Patrocinio della Regione del Veneto”, rappresentata dal grande presidente del Veneto Dr. Luca Zaia, che ha onorato con la sua presenza ed il Gonfalone della Regione Veneto che col suo sagace intervento in sala, ha dato tono all’intera cerimonia donando e diffondendo la sua marcata presenza, maggiormente avvalorata dal costante appoggio del sig. Ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco che ha gentilmente concesso un breve ma denso intervento alla platea che a causa della Pandemia Covid-19 non poteva in nessun modo superare le 75/80 presenze, tenendo purtroppo fuori decine e decine di invitati desiderosi di partecipare. La presenza del Padre spirituale della Associazione Monsignor Renzo Giuliano (Parroco della storica Basilica di San Marco a piazza Venezia), ha donato religioso tono e spirito cristiano al sodalizio.

Un richiamo di immensa e superiore portata è stato quello di poter accumunare al Quarantennale della Associazione la ricorrenza della fondazione di “Venezia” avvenuta 1.600 anni prima.

Nella sala della Protomoteca dei Cesari Romani al Campidoglio durante la commemorazione dei due eventi vagheggiava una densa aura di attesa di grande evento che si poteva toccar con mano.

Al microfono apre la cerimonia il presidente Cavattoni dando la parola al presidente Luca Zaia che ha onorato con la sintesi della sua superba introduzione rilasciata al volumetto “La Forza delle Radici Venete” formato a cura della segretaria Tegani, consegnato ai partecipanti in sala e diffuso ai terzi. Egli nel suo dire ha abbracciato i temi delle tradizioni venete rimarcando che iniziative come questa della Associazione Veneti in genere sparse anche per il mondo: “sono un presidio identitario che porta avanti i nostri valori, la voglia di fare, la laboriosità, l’onestà e non da ultimo la solidarietà”.

Il presidente ha anche evidenziato il suo contatto continuo coi veneti espatriati che vivono all’estero (intorno ai 4/5 milioni di persone) e che continuano a suggere la vita dei nazionali attraverso i contatti e le informazioni che giungono dai sistemi informativi.  Gli applausi copiosi e convinti della platea hanno salutato il bell’intervento del Presidente Zaia.

Ha fatto seguito il dotto e nutrito intervento di un pilastro della Associazione prof. Paolo Scandaletti sottoponendo al pubblico argomenti che vanno “dalle origini di Venezia ed ai valori del Veneto” dando abbondantemente “il senso storico della cultura veneta”. Anche questo intervento è stato sottolineato con abbondanti applausi dei convenuti.

Ha fatto seguito un momento lirico che ha colpito l’attenzione della sala quando la dottoressa Jessica Roiter (figlia del grandissimo fotografo d’arte Fulvio Roiter) ha preso il microfono per presentare un “Video” delle più belle immagini di Venezia scattate dal grande padre che hanno suggestionato e colpito al cuore tutti coloro che Venezia non l’hanno mai dimenticata e che le stupende visioni ha riportato in superfice inondando di malinconia il vissuto dei Veneti e creando l’entusiasmo di coloro che non sono vissuti in Veneto. La musica dei “Pink Floid” che ha completato il video, ha avviluppato l’aria della sala aggiungendo un senso di veridicità al video. Un omaggio a Roma ha chiuso la proiezione della Roiter con le più belle istantanee degli angoli caratteristici e storici di Roma.

La segretaria Isabella Tegani ha preso il microfono illustrando i contenuti del citato libretto donato agli ospiti che fa vivere la storia gloriosa della “Associazione dei Veneti a Roma” attraverso le interviste ai soci della Associazione come Gian Candido, De Martin, Maria Luisa Piva, Renzo Boito, Franca Lancia ed altri importanti personaggi che hanno fatto la storia della Associazione.

“Dulcis in Fundo” ha chiuso l’evento il “Coro degli Alpini dell’ANA” (Associazione Nazionale Alpini di Roma) che ha magistralmente diffuso in sala preziosi brani storici delle vicende di montagna e di mare degli eroi della storia del Veneto. Varie richieste di “Bis” sono state graziosamente esaudite dal coro che in fine ha omaggiato anche Roma perché ha voluto chiudere con una armonia storica romana accolta con un fiume di applausi perché ha cucito la regione del Veneto con Roma in maniera indissolubile, facendo anche emergere quelle radici e sentimenti che mai i veneti ed i romani riusciranno a dimenticare tra le nebulose e moderne vicende di attualità confusa e dispersa tra i tanti problemi che ha (purtroppo) creato la Pandemia.

La serata è giunta al termine e con un velo di malinconia si raccolgono i gonfaloni e le documentazioni di rito per festeggiare con un rinfresco aperitivo nel grazioso ed accogliente localino di piazza Margana dove si sono scambiati commenti, sensazioni e perché no applausi alla bellissima e riuscitissima cerimonia del “Quarantennale della gloriosa Associazione dei Veneti a Roma”.

Antonio Moretta

(18.11.2021)

AMBULATORI SOCIO-SANITARI DI QUARTIERE E MEDICI DI FAMIGLIA


Oggi esiste un grosso problema di scollamento tra le singole categorie sociali: Giovani, Genitori ed Anziani.

1)-I Giovani oggi crescono isolati sia in famiglia che in classe. Mancano punti di ritrovo post-scolastici; non fanno giochi e sport in comune; non dialogano con i coetanei al di fuori della famiglia e della scuola; il loro tempo libero è impegnato esclusivamente dai mezzi telematici (Tablet, Computer, I-Pad e I-Phon etc.) oppure in discutibili discoteche e ritrovi improvvisati laddove imparano tutto all’infuori di come vivere sani e preparati. Sostanzialmente vivono in isolamento rispetto alla socialità e si stanno creando un mondo proprio che man mano che crescono li allontana dai temi sociali e dalla vera vita fuori di casa e del mondo che li circonda.

2)-I Genitori sono oberati dalle imposizioni che cascano loro addosso provenienti dagli oneri che la società obbliga senza dare loro il tempo di vedere crescere i propri figli. Il lavoro, la mancanza di tempo libero, la mancanza di introiti che possano consentire loro una vita serena, assieme agli affitti, trasporti, servizi, esigenze della famiglia e dei figli (asilo, scuola, formazione, vestire, etc.) rubano risorse (di per loro già scarse)ed impediscono di trasferire ai figli la tradizione, l’educazione, l’esempio di correttezza e dei valori morali. Isole anch’essi genitori in un mondo che fagocita ed assorbe loro tempo e volontà.

3)-Gli anziani sono per la società moderna solo un “Peso e vengono sistematicamente o ignorati o usati come surrogato ai genitori che mancano in famiglia perché oberati di impegni essenziali. Spesso vengono messi in un cantone a vegetare pur di assorbire le loro risorse (disponibilità finanziarie o loro pensione) al fine di condurre il “Ménage Familiare”. Purtroppo altre volte vengono messi nei “Pensionati” in attesa della loro fine. I nonni invece dispongono di una energia, esperienza e grande capacità organizzativa; spesso queste doti vengono ignorate dalla classe politica e dirigente del Paese.

Su tutte e tre le categorie grava un problema immane: “la cura della salute”. Dio voglia che la famiglia scoppi di salute perché se servono le cure adeguate ad uno stato di malattia si apre nella famiglia una parentesi gravosissima per la mancanza di un dialogo sincero ed esperto con la Sanità Pubblica. Nel contatto con la medicina privata il fabbisogno economico è tale, che se lo può permettere solo una sparuta minoranza delle famiglie. Occorre quindi accedere obbligatoriamente al servizio pubblico contattabile quasi esclusivamente attraverso il “Pronto Soccorso” regolarmente intasato, oberato di lavoro, con i medici assillati (spesso incompetenti per il tipo di malattia che si presenta loro) ed anche per la mancanza di tempo e la non buona organizzazione (Covid docet). Manca quasi totalmente la “Assistenza in casa”.

Per la somma di queste motivazioni alla famiglia manca la liquidità, ed il tempo da dedicare ai figli ed alla loro educazione stante la impossibilità di prendere permessi dal lavoro (per il fortunato che il lavoro lo ha) o le attività esterne al nucleo famigliare.

Per tutto questo e per altri motivi analoghi la famiglia cresce scollegata ed i figli mancano della guida necessaria e dell’esempio da seguire per crescere sani e preparati ad affrontare il mondo che verrà. Da qui i difetti che si stanno manifestando a livello sociale, industriale e sentimentale nella nuova generazione.

Che fare??

Un medico di famiglia esperto, capacissimo, preparato culturalmente e dotato di grandissima sensibilità ai problemi sociali (dr. Mario Brozzi interpellato sulle tematiche dei Medici di famiglia e disfunzioni societarie della collettività, ha proposto una idea che, se non risolve appieno la massa dei temi descritti, ne avvia le risoluzioni impostando un punto/luogo di coagulazione ed incontro tra le esigenze e le risoluzioni possibili:

gli AMBULATORI SOCIO-SANITARI DI QUARTIERE”

Egli propone di immaginare che sia possibile realizzare il sogno della: “Creazione di una innovativa rete socio-sanitaria” costruita intorno alla figura del “Medico di Famiglia”, fatta di telemedicina e diagnostica di primo livello interamente tutte collegate con l’ospedale di riferimento e resa in grado di poter intercettare quei tanti accessi in ospedale che oggi affollano i “Pronto Soccorso”, rendendo così il lavoro dei tanti medici colleghi in condizione di essere immediatamente operativi a curare, ovvero a salvare la vita dei malati, oggi costretti ad un calvario infernale nella vita di città e peggio in quella di paese”.

Dice il valente medico propositivo: “Mai come oggi mi sono sentito così vicino alla nascita di tutto ciò ed al verificarsi del mio sogno. Il dopo Pandemia unito alla disponibilità economico finanziarie previste dall’attuale Governo Draghi provenienti dalla Europa può diventare il lievito che può far nascere, crescere e divenire realtà questo mio sogno”.

Basterà prendere una area di quartiere individuabile tra le tante inutilizzate e in decadimento (esistono una marea di aree sequestrate alla delinquenza assolutamente in decadenza) e realizzare gli immobili necessari con le opportune modifiche ed adattamenti. Possibilmente tali Ambulatori di Quartiere si immagina debbano essere adiacenti o limitrofi alle aree delle “Chiese” per creare un “Punto di coagulo delle esigenze di quartiere” che oltre ad individuare le esigenze sanitarie del quartiere stesso possa offrire le cure immediate e il coagulo della formazione del quartiere.

Tale funzione potrà anche rappresentare un punto di raccolta sia per la formazione culturale, sportiva e religiosa dei giovani che di queste materie ludico-sportive ne ha assolutamente bisogno quale corredo alla implementazione della formazione scolastica. Inoltre si Impiegherebbero l’energia degli anziani esperti e volontari. Questo costituirebbe anche un punto di incontro dei genitori e dei nonni per lo scambio di esigenze comuni, esperienze, conoscenze e si potrebbe fare cultura.

In questo quadro l’apporto degli anziani e pensionati, che dispongono di tempo libero e che la vita li ha dotati di valori inestimabili per capacità organizzative e gestionali (direttamente oppure attraverso delle ONG apposite) potrà risultare determinante per il successo della iniziativa.

Perdere questa occasione del Post-Pandemia (e delle disponibilità finanziarie della Europa) per realizzare questo essenziale e necessario “AMBULATORIO SOCIO-SANITARI DI QUARTIERE” sarebbe gravissimo ed imperdonabile per tutta la Politica nel suo assieme.

Antonio Moretta

(30.10.2021)

1.600 anni fa nasceva Venezia e 40 anni fa nasceva la “Associazione dei Veneti a Roma” – GRAN CONCERTO ALLA BASILICA DI SAN MARCO IN ROMA 15.10.2021

La Pandemia inizia il suo viaggio verso la fine (si spera raggiungibile presto) e la gente italiana stremata dalle troppe emergenze, inizia a dare segni di rinascita. Un segnale tangibile lo dà la creazione dell’evento organizzato dagli organi del Governo della Regione Veneto in collaborazione con la “Associazione dei veneti a Roma” organizzata presso la splendida Basilica millenaria di San Marco in Roma a Piazza Venezia vicina al Campidoglio ( Basilica questa che ha una storia risalente al quarto secolo Dopo Cristo e che oggi rappresenta un’opera-gioiello dell’Arte religiosa mondiale e di interesse della Umanità intera). Sabato 15 ottobre c.a. è stato organizzatoun Concerto Lirico Sinfonico tenuto dalla Filarmonica Veneta diretta dal Maestro Marco Titotto a commemorazione di due eventi in contemporanea:

-i 1.600 anni dalla nascita di Venezia (marzo 421),

-il Quarantennale della fondazione della Associazione dei Veneti aRoma(1961).

Alle 18 di venerdì 15 il Parroco Don Renzo Giuliano Monsignore e reggente della grande Basilica di San Marco, comincia a ricevere gli ospiti ed altri invitata assieme alla ottima organizzazione della Regione Veneto e della Associazione dei Veneti a Roma. Nella navata centrale era stato allestito il semicerchio per i musicisti del concerto ed i mezzi a sedere per i blasonati ospiti invitati e convenuti alle importanti due commemorazioni.

In fondo all’abside giganteggiano i due “Gonfaloni, quello della Regione e quello della Associazione dei Veneti a Roma”. Il Leone di San Marco, spicca sui due gonfaloni con ai lati dell’altare i due Carabinieri in alta uniforme a simboleggiare la vigile presenza della Repubblica Italiana. Sembra quasi udire il ruggito del Leone (che rappresenta l’Evangelista San Marco) stampato sulle bandiere dei Gonfaloni con la zampa sul libro che porta la scritta “Pax, Tibi, Marce Evangelista meo” (Pace a te Marco mio Evangelista).

Assieme agli ospiti entrano in chiesa i giovani membri dell’orchestra i quali prendono posto sull’arco musicale e cominciano a rumoreggiare per accordare i loro strumenti. Si comincia a sentire la solennità del momento.

Si forma un silenzio ovattato ed ecclesiale e pian, piano si acquieta il fermento tra i convenuti proprio quando entrano:

la dott.ssa Maria Elisabetta Alberti Casellati Presidente del Senato Italiano ed il Vicario del Papa Francesco per la Diocesidi Roma Cardinale Angelo De Donatis con al seguito i maggiori rappresentanti del Parlamento (alcuni meglio elencati in calce) degnamente ricevuti dal coordinatore ecclesiastico dell’evento Don Renzo Giuliano Monsignore coordinatore IRCCS della Diocesi di Roma e parroco della Basilica di San Marco; dal Presidente del Consiglio Regionale Veneto Dr. Roberto Ciambetti ela organizzazione della Associazione dei Veneti in Roma Dr. Marco Cavattoni (presidente).

La scena a questo punto viene presa dalla ottima presentatrice Federica Morello che, per iniziare, dà la parola a Don Renzo Giuliano il quale, dopo aver citato e ringraziato i convenuti, molto opportunamente dà dei cenni storici sulla nota basilica Romana e sulla vita della splendida Basilica di San Marco; da un cenno sull’intervento a suo tempo apportato dalla Associazione Veneti a Roma che col proprio interessamento ha consentito il restauro dei due Leoni Stilofori e dei Bassorilievi del Buon Pastore e di San Marco; il discorso del Monsignore Giuliano è proseguito evidenziando il significato profondo della commemorazione delle due ricorrenze, percorrendo in primis i 1.600 anni dalla nascita di Venezia esoffermandosi anche sul “Quarantennale” dalla fondazione della Associazione dei Veneti a Roma (1981). Dopo l’applauso finale di seguito viene presa la parola dal Presidente del Consiglio Regionale della Regione del Veneto dr. Roberto Ciambetti che inizialmente porta i saluti del Presidente della Regione Veneto Dr. Luca Zaia (Impedito dall’ essere presente all’importante evento per motivi istituzionali) e mette in evidenza il profondo significato dell’evento dell’anniversario della nascita di Venezia e della considerazione che la Regione riversa sugli eventi di oggi e sulla folta presenza di tutte le parti convenute. Diventa molto significativo l’applauso prolungato della platea.

È giunto così il momento della musica ed il Maestro Titotto prende posto sul Podio tra gli applausi. Presenta l’orchestra e dà il via al Concerto con l’Inno d’Italia con l’intero complesso dei presenti in piedi per evidenziare l’importanza e la solennità dell’evento. Uno scroscio di applausi chiude la esecuzione dell’Inno di Mameli. I convenuti prendono posto ed il maestro alza la bacchetta per dare inizio al Concerto col primo brano Di Van Beethoven. Seguono l’un l’altro l’Ave Maria di Gounod, brani di Sibelius, Gomez, Mascagni, Franck e Morricone; l’“Inno alla Gioia di Van Beethoven” chiude la parentesi musicale mettendo in piedi l’uditorio che si prodiga in un applauso vivido, convinto e prolungato che laurea a pieni voti l’orchestra, il suo maestro e la qualità delle scelte musicali e la loro esecuzione. Un cenno particolare va dato al bravo tenore Cristian Ricci intervenuto con alcuni brani veramente sensazionali e ben eseguiti.

Dopo due ore circa dall’inizio ha termine il Concerto Lirico Sinfonico ed in chiesa sono iniziati i convenevoli, i saluti, le foto di rito, i commenti ed i segni di amicizia scambiati con entusiasmo.

L’evento è stato sicuramente di gran successo e la registrazione sonora e fotografica negli archivi di Stato e del Vaticano, costituirà sicuramente una pietra miliare nella strada della riconoscenza di chi ci ha preceduto e perché noi possiamo, a nostra volta, lasciare testimonianze di cultura e grandezza le cui eco girano per il mondo portando la italianità e la storia cristiane e romana a tutti.   

L’insieme dell’evento favorisce la lotta contro le arretratezze e le cattiverie avendo come unico obiettivo la unione e l concordia tra i popoli.

Antonio Moretta

(17.10.2021)

ITALIA – FOTOGRAFIA IN POLAROID DELLA CONDIZIONE P0ST-PANDEMIA

Leggiamo sui media le notizie di oggi: La tragica caduta della cabinovia del Mottarone; la morte dei “Migranti” in mare e la tragedia dei marocchini sulle spiagge spagnole; la violenza sulle donne dei 4 giovani in Sardegna (Grillo) e il professore arrestato per stupro continuato sulle ragazze in cerca di lavoro; crisi del PD; smembramento del Movimento 5Stelle; Magistratura politicizzata e loggia Ungheria; mondo di Palamara e orrori dei processi che non si fanno per sopraggiunta Prescrizione; Pandemia e povertà conseguente; Vaccini in tutto il mondo; Coprifuoco e limitazioni di libertà; Mafia e delinquenza minorile; etc. etc.

Certo oggi viviamo un momento molto difficile; il mondo intero è in subbuglio ed in rimescolamento continuo dei principi umanitari; impera nel mondo in generale (in USA in particolare) lo straripante primato della “Finanza” che vive anch’essa un infuocato periodo di enorme difficoltà a causa della crisi globale dei popoli (Pandemia e guerre ormai alle porte di casa) e della rivoluzione telematica in esplosione (il mondo del WEB si sta impadronendo delle nostre anime e condiziona oramai la nostra vita). La Democrazia vacilla sotto i colpi del populismo becero e dei DPCM; regna lo sgomento in gran parte del popolo. Aspetti questi che impediscono al ceto medio ed al ceto meno abbiente di tirare avanti come deve essere in un mondo democratico, vive distrutto perché senza speranze ed ideali.

Stiamo vivendo oggi quello che una dozzina di anni fa ritenevamo impossibile. Stiamo toccando con mano il disagio e guardiamo scorrere sotto di noi gli eventi che alimentano la crescita della paura incalzante. Oltre alla gigantesca disoccupazione (per lo più giovanile) vediamo crescere la povertà dilagante su tutto il ceto medio ed incalza il terrorismo straripante sul nostro territorio in arrivo dal Medio-Oriente.

Siamo colpiti dalla mancanza di economia attiva ed attoniti guardiamo scorrere ogni ora stille di terrore dai “Media” e dai “Social” con immagini di morte e desolazione in mare per l’invasione dei “Migranti” e degli emarginati del Sud-Est veicolati dalle ONG coinvolte nel traffico di uomini; constatiamo il bisogno di assistenza delle genti e ci rendiamo conto dell’enorme costo per la regolazione delle migliaia di disadattati; dal Governo piovono le Assistenze a pioggia su tutto (anche su ciò che risulta inutile e dannoso); la Cassa Integrazione in esplosione; il Reddito di Cittadinanza estorto ed inefficace; le Indennità di Disoccupazione ed i costi della Burocrazia e delle inefficienze.

Tutto questo ha logorato e logora ancora le casse della previdenza (INPS) che non regge più il gravame delle pensioni (beato chi ce l’ha); i partiti Politici sembrano condomini rissosi ed incapaci di trovare soluzioni e pensano di risolvere il grave problema della comunità con l’adozione del “Taumaturgo” di turno e si inventano l’idolo Draghi che risolverà tutto. I partiti e la politica sono in “tilt”e non capiscono che neanche “Mandrake” potrà fare nulla se non è la Democrazia che pone le basi per una rinascita della “Politica Vera”.

Abbiamo tutte le ragioni per provare angoscia per il futuro e vivere un momento di panico sociale. Ogni giorno vediamo immagini di guerre e devastazioni dalle Americhe al Medio Oriente; neanche il “clima” ragiona più a causa dell’inquinamento globale e del riscaldamento del Pianeta che imperversano sulle nostre città fatte di cemento e asfalto e mal mantenute (Roma, Meridione, spazzatura, degrado etc.). Neanche la fede ci sorregge più come ci sosteneva ieri ed anche la Religione sta cambiando.

Intorno a noi vediamo assetti politici in sfacelo ed i partiti liquefatti e mancano i “leaders”carismatici. Corruzione e malaffare albergano ovunque (mafia, camorra, ndrangheta, sacra corona unita etc..), le strutture dirigenziali dell’organismo pubblico sono guaste e deformate dai ladrocini e dalle concussioni. Tutti rubano ed usano il potere pubblico per interessi privati.

Siamo alla fine del percorso democratico dell’Italia??

Di certo intorno ai cittadini aleggia una grande disperazione e si va avanti tra mascherine, vaccini, coprifuoco, distanziamento sociale e privazioni di ogni genere. Sembra che il popolo non se stia rendendo conto della gravità in cui ci troviamo e aspetta la venuta del “Messia” per sistemare le cose……che non viene mai perché non esiste. Brutto clima questo che apre la visuale sui tragici destini del passato da dimenticare come le oligarchie e fascismi o comunismi che sono due facce della stessa medaglia.

Stiamo per cadere nelle Oligarchie??

No…..non stiamo cadendo!! Di sicuro subiremo ancora una ondata di repulsione a causa della irrisolta criticità politica (mancanza di votazioni) che apre agli ipotetici governi di “emergenza o tecnici” che non faranno altro che aumentare il Debito Pubblico creando sicuramente nel Popolo la voglia di ricostruire i valori fondanti della vecchia Democrazia, quella dei nostri padri, quella Democrazia che sicuramente non rappresenterà il miglior sistema di governo ma che è sicuramente il metodo di governo “meno peggio” di qualunque altro sistema. Questo viene dimostrato dai posti nelle graduatorie mondiali del benessere dei popoli del Pianeta che sono riempiti ai primi venti posti quasi esclusivamente dalle democrazie. Il tarlo che rode la società in questo clima è ben rappresentato dalle parole del giornalista e poeta Corrado Alvaro nella prima metà del secolo scorso che scrisse:

“La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia perfettamente inutile”.

Pare che nella disperazione oggi ci siamo. Come ne usciremo? Quando sorgerà l’alba di una ricostituzione dei valori di ieri ad oggi purtroppo scaduti?? Quali personaggi verranno a tirarci fuori dalle secche di questo inizio secolo?

Con coraggio, la classe dirigente di oggi, deve trovare la temerarietà col voto di saper affidare la guida del treno della Politica cercando quella Democrazia che è il nome che diamo al Popolo ogni volta che abbiamo bisogna di lei. Questa nuova Democrazia dovrà marciare su due binari paralleli orientati verso il futuro costituiti in parte preponderante dai giovani e dalle donne.

Bisogna convincersi che solo loro (giovani e donne) con il loro talento, ardimento e voglia di cambiare sapranno immettere nelle future leve della politica e del lavoro (ormai composto da un mondo globale e assuefatto) il seme della vera libertà; quella fatta di scelte e di ripristino nei nostri vecchi animi di quella dirittura morale e principi che ci dovranno far tornare a scandalizzarsi davanti alla disonestà, al furto, allo spreco, ai falsi privilegi mascherati da servizi pubblici, agli opportunismi vari di tutte le categorie e dalla prevaricazione, la mancanza dei quali apre autostrade del malaffare alla Delinquenza mondiale organizzata ed al serpente della disonestà.

Per primo perché deve nascere una nuova pianta, la vecchia struttura appare ahimè indeformabile ormai. Per secondo perché solo un nuovo virgulto può essere plasmato a nuovo ed indirizzato in “alto…molto in alto”. A volte non aver memoria delle cose passate (quelle tristi e malevoli) serve ad immettere aria fresca, invettiva, genio ed ardore.

Nei vecchi frustrati di oggi non troviamo più la stessa forza di ieri quando, dopo la distruzione bellica, sono stati capaci di ricominciare un percorso che in uscita dalle tragedie della seconda guerra mondiale ancorché aspro e difficile e che li ha visti impegnati dando tutto di sé stessi per creare l’imperfetto mondo di oggi fatto di tanti pregi e difetti oggi in declino.

Il popolo di oggi si è arreso e vive come non piace a nessuno e adagio, adagio si è assuefatto alla realtà ed ha chinato la testa, Solo il Volontariato regge in piedi essenziali servizi che lo Stato non riesce più ad erogare. Infatti non andiamo più a votare perché non sappiamo a chi dare la fiducia. I Partiti al Governo sanno che se si va a votare perderebbero e senza avere il consenso della maggioranza del Popolo, si abbarbicano alla sedia di Governo con mille e un espediente. Mentre l’opposizione “Vuole ma non può”. Intanto il Debito Pubblico sale, il Pil scende, la disoccupazione cresce a dismisura, le aziende ed il commercio chiudono le loro attività e muore la iniziativa, il Turismo va altrove etc., così il talento si assopisce e la Cultura si ferma.

Disse Marcel Proust: “La vita è un bene perduto se non la vivi come avresti voluto”. Bene noi oggi pare che abbiamo rinunciato a vivere il futuro, i giovani e le donne no!

È vero che ogni gruppo sociale ha il “Governo” che si merita, ma oggi nelle urne degli appuntamenti importanti che verranno, quelli che decideranno i politici che dovranno trainare il gravoso fardello della conduzione pubblica futura, mettiamoci i giovani e le donne e diamo ai saggi pensionati inutilizzati e pieni di esperienza e capacità, il ruolo di orientamento e controllo del mantenimento della rotta sociale. Questo perché se vogliamo che la Democrazia funzioni, occorre che la maggior parte della gente sia onesta…….e in Italia giovani e donne lo sono certamente.

Di questo immenso bene: I Pensionati ed il Volontariato assieme a donne e giovani lo Stato, qualunque esso sia, non può farne a meno.

Antonio Moretta

(26.05.2021)

Tra Politica e Sociale Privato esiste una differente velocità di progresso.

(dove stiamo andando? – Come sta cambiando il mondo sotto i nostri piedi? – Cosa fare?)

Nel 1975/80 per parlare telefonicamente dal paese di Varco Sabino in provincia di Rieti (o da qualunque paese della periferia delle grandi città) a Roma bisognava andare al “Posto Pubblico” della SIP, prenotare la chiamata ed attendere la possibilità di collegamento (aspettando a volte oltre un’ora e facendo la fila di molte persone). Da un lato era bello per il rapporto umano che si creava tra gli astanti (tutti sapevano tutto di tutti) ma per l’efficienza del sistema comunicativo eravamo i trogloditi della comunicazione con spreco di tempo ed energia sociale enorme.

In quegli anni la informazione sui fatti e sugli eventi della nostra vita avveniva prevalentemente attraverso due canali: la Televisione/Radio e la Stampa (Giornali, riviste, libri etc.); ovvero tutto veniva filtrato da “intermediari della comunicazione (giornalisti, scrittori opinion maker, capiredattori etc.) solo pochi eletti potevano avere contatto diretto con gli “attori della comunicazione”.

Si filmava in celluloide con apparecchi a valvole e marchingegni meccanici sofisticati (cineprese e macchine foto) con sviluppo della pellicola in ambienti specializzati (Kodak, Ferrania etc.) e l’archiviazione dei dati e dei fatti (immagini) era costosissima se in carta e molto laboriosa se in celluloide. La qualità delle immagini era scadente e sfuggevole nel tempo. Lo svago informativo era rappresentato dal “Cinema” e da alcune trasmissioni televisive (Soap Opera).  Il sistema delle comunicazioni risultava scarso ed inefficiente che non teneva il passo con le esigenze del tempo ed il mondo in evoluzione. Le lungaggini diventavano un ostacolo insormontabile per le esigenze di sicurezza, trasparenza e di difesa delle idee e dei popoli. Le industrie, in un mercato sempre più globale, avevano bisogno di una maggiore velocità di collegamenti per scambiare il mare di informazioni di cui necessitavano. Gestire una filiale estera era una impresa titanica.

Dai paesi più evoluti (Usa e Russia) per motivi quasi esclusivamente militari vennero inviati satelliti in orbita che costituirono una rete di comunicazioni planetaria chiamata “WWW” (dal significato di ragnatela intorno al mondo “World Wide Web”) e formata da grandi “Server” (Servitore, è un componente informatico, tipicamente un grosso computer che fornisce un qualunque tipo di servizio attraverso una rete di computer collegati alla velocità prossima a quella della luce oggi tra i più importanti ci sono: Google, Yahoo, Tiscali e altri).

Oggi parlare di come si viveva cinquant’anni fa diventa un tuffo nel medioevo, invece è passato solo un soffio di vita. Coloro i quali rappresentavano la classe dirigente di ieri sono ancora oggi in vita ed in parte inseriti come dirigenti nei gangli della struttura sociale e politica di oggi. Se non hanno avuto possibilità di emanciparsi ora sono diventati obsoleti.

Negli anni sessanta venne un signore americano tale Jack Kilby della “Texas Instruments” (USA) che inventò il “Micro Chip al Silicio” ovvero il primo circuito integrato che dette origine alla rivoluzione del sistema delle Telecomunicazioni. I meccanismi e gli apparati che servivano per fare funzionare i primi calcolatori elettronici a disco ed a nastro magnetico, ieri, occupavano una o più stanze. Oggi la stessa funzione si svolge attraverso un “Elaboratorino tascabile” (I-Pad o I-Phon).

Oggi chilometri e chilometri di cavi in rame sono stati sostituiti con la “Fibra Ottica” e l’efficienza e velocità di scambio del sistema ottico rispetto all’elettrico di ieri è migliaia e migliaia di volte superiore e velocissimo. Basta pensare che tra l’America e L’Europa sono stati posati cavi sottomarini in fibra ottica per migliaia di chilometri (nel 2002 circa 250.000 Km.) che saturano il fabbisogno di scambio di comunicazioni via terra tra i due continenti.

L’avvento del “PC” (Personal Computer) e dei suoi rapidi collegamenti con I-Phon, I-Pad etc., la velocità degli scambi di informazioni e spostamenti, l’accesso rapido alle informazioni con i telefoni cellulari e tutto ciò che ne è derivato; hanno costituito la molla che ha innescato un generale progresso tecnico ed economico dalle proporzioni inimmaginabili che ha avvicinato i popoli di tutto il mondo scambiando usi e costumi oltre che informazioni, cultura merci e mercati e tutto alla velocità della luce (300.000 Km. al secondo)

Il microchip di un computer (Scheda madre) di oggi ha una capacità di memoria di centinaia e migliaia di “Giga Bit” (un Giga Bit equivale a un milione di posizioni di memoria). Oggi in una semplice “Pen Drive” (scatoletta di memoria portatile grande quanto un polpastrello di dito mignolo) si possono archiviare anche diecimila fotografie o migliaia di documenti, mentre ieri servivano molti armadi e raccoglitori e tanta, tanta carta deperibile e personale impiegatizio.

Sono in corso studi approfonditi e vicini alla definizione di “Micro Chip” particolari che oltre al Silicio e Carbonio utilizzano il “Grafene” (costituito da un solo strato di atomi di Carbonio). Lo studioso inventore è l’ing. Michele Tamagnone (italiano) che opera presso il laboratorio Juan Mosig in Ginevra (CH) ed il suo Chip, filtrando le onde magnetiche, fa passare solo quelle interessate e blocca le altre. L’efficienza di questo sistema, una volta utilizzabile in maniera standard, aumenterà immensamente la velocità delle attuali comunicazioni, mantenendo la riservatezza dei dati e le quantità di archivio dei dati stessi.

A questo punto viene da domandarsi: “Ma è lo stesso mondo di ieri quello su cui poggiamo i piedi oggi o il pianeta è diventato un altro?? No!……. Non è lo stesso! “. Tutto è cambiato ed è mutato anche il rapporto tra gli attori della vita sociale e politica ed il popolo che, senza accorgersene, viene sistematicamente ed opportunamente rimpolpato dalle nuove leve generazionali che stanno sostituendo la vecchia guardia ed hanno moderne cognizioni tecnico-gestionali. È avvenuta ed è in corso una vera e propria rivoluzione incruenta, che viene definita: “la quarta rivoluzione sociale” dopo la terza di Jeremy Rifkin.

Sono stati realizzati i “Social Network” (Facebook, YouTube, Instagram etc.) che hanno creato la informazione diretta (senza l’intermediazione dei canali informativi tradizionali) che ora hanno l’obbligo di aggiornarsi pena la loro obsolescenza. Oggi il giornale si legge sul Computer e le notizie nei comunicati diretti e giornalieri (addirittura sui cellulari scorrono le notizie ora per ora, minuto per minuto). Molto bisognerà fare per regolare il settore questo è certo ma ormai il nuovo sistema dell’informazione ha velocizzato le comunicazioni e cambiato l’intero mondo informatico e le nostre abitudini.

Oggi per dirigere una azienda o contattare un fornitore non è più strettamente necessario andare ogni giorno in ufficio, attendere periodicamente i dati dalle filiali per dar direttive, spedire una lettera ed attendere la risposta prima di replicare. Oppure effettuare estenuanti e lunghi viaggi per incontrare dirigenti o famigliari e mercati o rappresentanze locali per collocare le merci. La necessità di avere i mercati di approvvigionamento o acquisto vicino per abbattere i costi di trasporto, ricevere un pagamento o fare un bonifico alla posta o alla banca etc. è diventato assolutamente indispensabile ma è divenuto e normalissima “routine”.

Oggi con le “APP” (Applicazioni generalizzate per i Computers) necessarie al lavoro o allo svago sono semplicemente ottenute attraverso semplici collegamenti computerizzati. Automaticamente si è messo in collegamento tutti i Computers di tutto il mondo ed in “Tempo Reale; si fanno le videoconferenze tra aziende distanti migliaia di chilometri, bonifici o accrediti istantanei, acquisti e vendite in WEB, scambio di notizie o rapporti interpersonali in video-diretta, foto e film con sistema digitale istantaneo con possibilità di fornire variazioni all’ultimo secondo, disporre di ogni vocabolario necessario o traduzioni istantanee in ogni lingua, parlarsi vedendosi sugli schermi dei veloci mezzi di comunicazione “Desk-Top” etc.

In buona sostanza oggi il tempo per agire e per pensare si è drasticamente ridotto e l’efficienza è aumentata a dismisura raggiungendo valori giganteschi ieri impensabili. Il progresso cammina alla velocità supersonica dei Jet, dei Droni e della Fibra Ottica ed il lavoro di fatica dell’uomo vien trasferito prevalentemente ai Robot”. Il modo di lavorare sta diventando “Smart Working” (lavorare stando a casa) con dimezzamento degli spostamenti.

Tutto questo succede mentre la burocrazia ed i sistemi di collegamento di alcuni apparati dello Stato procedono ancora (specie nelle periferie) a passo di lumaca. Sta sparendo l’artigianato ed il piccolo commercio a favore della crescita esponenziale dei supermercati, dei centri commerciali, degli “outlet”. Oggi si compra via “Internet”, si prenotano viaggi, crociere, teatri e cinema, si chiamano taxi, si spostano valori via Internet in simultanea etc., via etere o cellulare. Sta morendo la lettera commerciale ed è già morta la cartolina postale. L’uso della cartamoneta sta diminuendo sostituita dal denaro magnetico (carte di credito, Smart-card etc.), la banca vecchia maniera è al collasso perché le operazioni oggi si fanno in “Home banking” o per telefono cellulare, i nostri “Call Centers” con i quali oggi parliamo sistematicamente, sono a Singapore o in Cossovo o altrove). Abbiamo già dato l’addio alle signorine del centralino di ieri.

Spesso chiediamo informazioni al telefono a dei “Robot parlanti” o siamo diretti in auto da Sistemi satellitari tipo “Google Map”. Le nostre auto parcheggiano da sole e nel futuro prossimo avremo la guida automatizzata in autostrada; la spesa la faremo con i Robot del frigorifero collegato ai fornitori via Computers. Insomma il mondo è in evoluzione rapida ed inarrestabile.

Sorgono altre domande: “Ma è lo stesso mondo di ieri quello su cui poggiamo i piedi oggi o il pianeta è un altro? La risposta è No!  Ancora:” Ma noi siamo gli stessi?”. Tutto è cambiato ed è mutato anche il rapporto tra gli attori della vita sociale, anche noi del popolo stiamo mutando. Il sociale è opportunamente rimpolpato dalle nuove leve generazionali che stanno sostituendo la vecchia guardia cambiandola ineluttabilmente. È avvenuta una vera e propria rivoluzione incruenta ma inesorabile. Oggi è possibile con “Skype” collegarsi con l’isola di Mauritius piuttosto che con Boston (USA) in diretta ed è possibile parlare in video con chi è seduto dall’altra parte del mondo (Videoconferenza) ; trasferire fondi o ricevere pagamenti a vista, firmare un contratto o recitare congiuntamente con l’interlocutore un copione, assistere in diretta a qualunque evento trasmesso dai “Mediae che sta avvenendo all’altro capo del mondo (Sport, Concerti, eventi politici o culturali ed avvenimenti in genere).

Capita di vedere in televisione in occasione di qualche telegiornale la sala del parlamento, mentre l’Onorevole “X” sta parlando, si vedono chiaramente uno o più signori seduti sotto lo scanno della Presidenza che battono i tasti di una macchina (simile ad un pianoforte) secondo un sistema di “Stenografia Meccanizzata” che sta registrando le parole dell’intervento. A parte la specializzazione dell’addetto e il costo esorbitante che tale personaggio rappresenta sul groppone del cittadino, della quantità degli addetti a questo mestiere e dell’enorme tempo necessario a compiere la registrazione (fanno un massimo di 2 ore ciascuno e guadagnano quanto 10/15 operai specializzati); sorprende come nonostante esistano grandi e moderni mezzi di comunicazione, che il mondo adopera, noi ancora registriamo i discorsi su carta su base interpretativa di un addetto alla funzione. Il cui testo “diventa Legge” anche se le parole dette in diretta qualche volta sono diverse. Ciò avviene senza poter cogliere le sfumature di un discorso che spesso sono più importanti della grammatica utilizzata. Oggi questo è intollerabile e mostruosamente costoso. Pensare che tutta l’attività svolta in Parlamento, per esempio in un mese, è registrabile su una “RAM” (acronimo di Random Access Memory ovvero memoria di accesso casuale) grande come un pacchetto di sigarette e trasferibile alla bisogna in tutto il mondo in frazione di secondi, inalienabile e consultabile tutte le volte che si vuole. Riscontrare questo rattrista il cittadino pensando che esistono sistemi che trasferiscono i discorsi verbali automaticamente su carta (alla bisogna). In ambienti privati d evoluti si detta al microfono una lettera o un atto notarile e il Computer stampa il documento (non occorre scrivere). Mille esempi di questi si possono fare per dimostrare l’arretratezza dell’impianto Statale rispetto alla modernità che avanza a grandi passi. La mente di tutti corre agli uffici pubblici: i Commissariati, i Posti di vigilanza, i Tribunali, gli Uffici Comunali e regionali etc.

Viviamo con gli “Iter” e princìpi costituzionali che derivano dalla nostra meravigliosa Costituzione dei grandi “Padri Fondatori” ma che tra poco avrà oltre cent’anni di anzianità. È stata magistralmente concepita al tempo in cui ci si muoveva con i cavalli e le carrozze e che logicamente richiede degli aggiornamenti che la Politica oggi non riesce a produrre in maniera autonoma. Sono cinquant’anni che i Governi che si succedono non riescono a generare in Parlamento un testo approvato. Gli sforzi di alcuni vengono vanificati da altri attraverso Referendum, ricorsi al TAR, Consiglio di Stato, Cassazione, Corte Costituzionale, Italia Nostra, Sindacati, Fai, “NoTav”, Centri Sociali e mille altri Enti, Uffici e Partitini vari. I contrasti vengono da tutte le parti perché ognuno non vuole che l’altro passi alla storia come l’eroe che è riuscito a cambiare la Costituzione o promulgare una Legge-Quadro

Purtroppo oggi la Politica viene da tutti intesa non come “L’arte nobile dell’agire per conto del popolo e nel suo interesse”, ma bensì come l’obbligo di non far fare quello che il Governo in carica vuol fare” e sistematicamente “Fare di tutto per mandarlo a casa”.

Una volta poi che l’oppositore viene rieletto al Governo, fa di tutto perché non si approvi nulla ed agisce come un crociato che abbia il compito di mandare a casa l’avversario politico al Governo anche alienando tutto ciò che il precedente ha approvato, questo senza analisi critica.

Sorge spontanea una domanda: “ma al popolo chi ci pensa e quando?” Ecco che chi può si ammoderna in contatto con il mondo esterno e chi è costretto a seguire il carrozzone pubblico arretra ogni giorno di un passo rispetto al mondo che lo circonda e che avanza.

Intanto il lavoro manca, i giovani scalpitano e non trovando impiego vanno all’estero e spesso incappano in guerre fratricide e interne, esondano poveri derelitti (Migranti) desiderosi di assaporare la libertà e la dignità del mondo occidentale; ciò spesso comporta malauguratamente rischio di morte. Questi derelitti vengono nella nostra Italia per invadere speranzosi anche l’Europa. Gli industriali o coloro che dispongono di mezzi, certamente non investono in una nazione arretrata perché senza certezza di Giustizia e di pena dopo sentenza e per le regole obsolete e ridondanti di orpelli burocratici e incomprensibili (per fare una semplice dichiarazione di redditi occorre lo specialista e non si sa mai se essa si fiscalmente corretta oppure impugnabile). Tutto è in attesa da anni ed anni; per avere una sentenza civile in un contenzioso passano lustri. Gli operatori economici del mondo “non investono oppure vanno via dall’Italia verso siti più economici e stabili”.

Il rapporto sindacale e la Giustizia del lavoro, così come sono oggi, andavano bene 50 anni fa. Oggi in clima di crisi generalizzata con la disoccupazione alle stelle, con la crisi bancaria e finanziaria (per cui mancano finanziamenti e liquidità), con lo Stato che non fa più da decenni serie opere di infrastruttura ed investimenti adeguati, è destinato alla demolizione; non va più bene così com’è e tutti ormai se ne sono accorti, “tranne i Partiti”. Il popolo chiede un adattamento alla realtà del mondo che cambia. La risposta del sociale è fatta di scioperi e richieste di diritti impossibili da mantenere quando le aziende che non guadagnano chiudono e gli industriali vanno via (Marchionne, Alitalia, Acciaierie, e Fiat sono esempi di distruzione economica).

Va rimarcato che gli Enti e le società parastatali che non fanno reddito sono inesorabilmente destinate al fallimento voglia o no il Partito di riferimento questo succederà. Il lavoro nero, il caporalato in campagna, l’aumento della delinquenza (purtroppo chi ha fame si procura da mangiare con ogni mezzo) tolgono la possibilità di operare in questo mondo che non ha regole chiare in cui chi opera in correttezza è sovrastato da chi fa illecita concorrenza perché non paga i contributi o si avvale di clandestini, che non fa le dovute dichiarazioni fiscali etc. Per non parlare di Camorra, Ndrangheta, Mafia etc., che oltre alla loro imposta corruzione, intimidiscono le Istituzioni e gli esercenti stordendo il povero cittadino con concussione, pizzo, vessazione etc.

Un tema di grande importanza è rappresentato dal caso dell’esercito di” Pensionati ancora validissimi e disponibilissimi a lavorare, pregni di esperienza nel singolo lavoro che invece vanno a passeggiare il cane ai giardinetti, quando in loro alberga una capacità ed esperienza gigantesca (Mamma mia che grande spreco). Altro caso di errore sociale è rappresentato dal danno voluto dal Movimento 5Stelle che ha imposto il “Reddito di Cittadinanza” che, oltre a rappresentare un costo esorbitante per la socialità, sta abituando la gente al NON LAVORO. Ci vorranno anni ed anni per tornare ai livelli occupazionali del passato.

Ora è tempo di parlare di RIFORME per adeguare la nazione al futuro che ci aspetta puntando al rilancio del lavoro e della produzione. Ci sono mille proposte legislative per riproporre questi temi, si sentono mille illustri politici, giuslavoristi, improvvisati datori di lavoro, professori universitari di grido, specialisti delle consulenze, etc. parlare di ipotesi di rilancio e tecniche di assunzione sofisticate (Voucher e Reddito di Cittadinanza docet) per aumentare i posti di lavoro. Ognuno pare abbia una formula risolutiva, il Governo pasticcia, mille leggine e decretucci invadono le Commissioni Governative con  rilancio nei Media che prevedono norme attuative che si alternano bocciandosi una con l‘altra. Passa il tempo e la crisi rimane aggravata dalla Pandemia del Covid-19 e sue conseguenze intanto la disoccupazione aumenta, il PIL non cresce e rimane strisciante e generalizzato il malumore che alimenta il “Populismo” di coloro che sulla crisi ci vanno a “Surf” come alcuni partiti che amano sguazzare nelle difficoltà del paese.

L’accrescimento dei posti di lavoro si crea sia con provvedimenti dello Stato che, per la maggior parte, azioni e programmi del Sistema Privato. Lo Stato impegna il denaro dei contribuenti il Privato invece il proprio. L’aumento dei posti di lavoro dello Stato è quasi sempre seguito da un aggravio di Tasse sul povero contribuente; mentre sono i posti di lavoro privati la vera ricchezza per tutti.

Il compito dello Stato deve essere quello di migliorare la spesa utilizzando la emissione di prestiti (BOT,CCT etc.) e gli interventi Europei (Recovery Plan etc.) per realizzare opere infrastrutturali e spese per investimenti produttivi, non certo per assistenze passive e oneri sociali.   Infatti i fatturati del maggior lavoro prodotto dalle imprese (pubbliche e private) accrescono il PIL Nazionale, ed automaticamente creano un giro di affari diretto (Privati) ed indiretto (lo Stato), creando la liquidità per pagare le contribuzioni pubbliche (Inps, Inail etc.) aumentando gli investimenti ed i servizi (trasporti, sociali, etc.) e dando lavoro a moltissime altre aziende del loro “Indotto”. E’ stato sperimentato che il lavoro non si crea con il Reddito di Cittadinanza o con le assistenze gratuite.

Ogni iniziativa del Governo quindi deve essere orientata a sviluppare in prevalenza il settore privato formato da milioni di imprenditori, fabbriche, lavoro autonomo, Partite IVA, Artigiani, attività agricole etc. oltre che le opere pubbliche produttive. Si ma come ??  Togliendo lacci e lacciuoli all’intrapresa pubblica e privata, complicazioni burocratiche ed intralci, corsi e ricorsi di chi agisce solo per intralciare il lavoro a chi vuole intraprendere; questo agevolando il credito bancario, le infrastrutture (strade, ferrovie, aeroporti etc.) ed abbassando il regime di tassazione (Quello Italiano è tra i più alti d’Europa), ovviamente semplificando la burocrazia, riducendo il cuneo finanziario sul lavoro dei dipendenti (oggi troppo elevato) creando il dialogo col sindacato e non l’urto (sia il Sindacato che il Padronato hanno e devono avere lo stesso obiettivo: “La salute economica della Azienda”). Non esisterà mai un buon imprenditore che faccia a meno di una sua maestranza qualificata; se ne ha di bisogno se la coccolerà sempre. Va tenuto conto che le società private che operano in Italia si misurano in milioni di entità numerica ed anche un lavoratore assunto per cadauna società formerebbe milioni di assunzioni. Le imprese hanno bisogno solo di una cosa: LE COMMESSE DI LAVORO”. Ottenuto questo loro sanno come lavorare e trarre profitto non lo sa né il sindacato né lo Stato.

Se lo Stato incassa dall’Erario 100 Euro (a titolo rappresentativo) e spende più di 100 Euro, non avrà mai possibilità di investire. Dato che è quasi impossibile incassare di più (aumento delle tasse) non rimane che spendere meno ed in maniera più razionale facendo solamente investimenti produttivi. Bisogna abbattere costi, migliorare la qualità dei servizi al cittadino, eliminare le ridondanze, ottimizzare la spesa cercando recuperi e qualità migliori del personale dipendente (valutare il merito e non l’appartenenza), togliere le scorie come Enti e Società inutili o Assistenze Parassitarie, eliminare le sacche di inefficienza, combattere davvero la delinquenza ed i parassiti di Stato ma soprattutto riformando la Magistratura eliminando le sacche di politicizzazione.

Questa sembra possa essere l’unica strada percorribile. Ogni recupero economico-finanziario proveniente da questi atteggiamenti virtuosi dello Stato, deve trasformarsi in opere ed investimenti. Bisogna cambiare il sistema degli appalti modificando il criterio della “miglior offerta a ribasso” e valutando l’offerta migliore (valutazione tecnico-economica e temporale migliore) per l’amministrazione dello Stato (l’offerta più bassa agevola chi non paga le tasse, chi fa lavoro nero e che intrallazza e fa sleale concorrenza trovando ogni espediente per poi non rimettere, anche corrompendo e imbrogliando).

Ad esempio se una opera pubblica (Es. un ospedale) che comporta un investimento di 100 Euro, diventa Appalto per terzi, rientrerà allo Stato una somma enorme (forse intorno al 70% dell’importo stanziato). Questo recupero avviene in forme varie:

-Contribuzioni previdenziali ed assicurative sul personale direttamente o indirettamente coinvolto (sub appalti e forniture) con l’opera da costruire;

-La spesa di ciascun lavoratore impegnato nel lavoro (consumi);

-IVA sugli acquisti e sulle vendite anche dell’Indotto;

-Trasporti (autostrade, bolli, carburanti etc.);

-Affitti, Consulenti, istruttori, medici etc.;

-Materie Prime (acciaio, legno, materiale elettrico etc. su cui grava IVA e trasporto che in parte tornano allo Stato secondo la equazione (guadagni=reddito=tasse);

-Combustibili per forni, mezzi di cantiere e privati d’impresa ed altro ancora (accise e tasse).
-Salari e stipendi che in fine diventano spese delle famiglie con incremento di produzione e consumi per tutti.

È ovvio che aumentando il PIL nazionale scende il peso percentuale del debito pubblico migliorando i rapporti internazionali sulla valuta, sui valori delle quotazioni con benessere per tutti e con maggiori consumi. Nel tempo il famoso SPRED si abbasserà fino a diventare “O”.

In buona sostanza si dovrà cambiare obiettivo primario dei legislatori spostandolo sulla “Creazione di Commesse” per gli imprenditori pubblici e privati, italiani o stranieri che operano in Italia o italiani che operano all’estero (gli esportatori come moda, vini, etc.). Non va dimenticato che l’Italia ha Ambasciate e Consolati in gran parte del mondo e, tra gli altri compiti nobilissimi ed importanti, gli Ambasciatori devono avere come umile obiettivo quello di promuovere, agevolare ed assistere gli uomini delle imprese italiane ed i loro prodotti importati nel paese estero. Le esportazioni dei nostri prodotti sono il toccasana per le nostre industrie e per l’“Italian Style”.

Il cambiamento avvenuto in tutti noi e nelle nostre abitudini in questi ultimi 50 anni, non è avvenuto purtroppo nella burocrazia dello Stato che ha mantenuto procedure barocche ed obsolete che vanno smantellate ed in parte sostituite da sistemi moderni rapidi ed efficaci (abbiamo in Italia oltre 100.000 leggi e leggine contro la media di circa 40.000 degli altri paesi europei). Pensiamo per un momento ai tribunali (sistemi di registrazione, di archivio, di scritture etc.), agli ospedali, ad alcune strutture civili e militari inutili, alle Regioni che vanno trasformate in Macroregioni (non più di 10/12 in totale). La Basilicata è Regione con pochissimi abitanti di cui la metà sono dipendenti pubblici o di società partecipate dallo Stato. Pensiamo alle Provincie (che vanno eliminate per davvero per lasciare il posto ai consorzi di città), alle società partecipate dei comuni (ricettacolo di ex politici trombati e amici di amici), Ministeri (massimo 10) e strutture ministeriali da ridurre drasticamente (auto blu, portaborse, galoppini, consulenti, custodi museali, forestali, lavori socialmente utili, etc.), falsi Istituti di formazione (stipendi per ex sindacalisti inesperti e corrotti), Cnel (doppione delle commissioni parlamentari), Centri Sociali che di sociale non hanno niente e che sono abili formatori di manifestazioni violente. Volontariato finto che non è volontariato ma assistenzialismo e basta (senza nulla togliere agli eroi messi in campo nelle disgrazie recenti come Pandemia, Terremoti ed Alluvioni etc. etc. e le tante ONG eroiche esistenti che sono un orgoglio nazionale) etc.

A questo punto il Parlamento va ridotto ad un massimo di 100 Senatori e 200 Onorevoli. I Partiti dovrebbero parlare di questi esposti temi giganteschi piuttosto di chi sarà il segretario del PD o di Berlusconi si o Berlusconi no, di Emiliano se vincerà o no le primarie del PD, se il padre di Renzi sarà implicato o no nel Roma-Capitale, se Fini farà la fine del sorcio o tornerà in Politica, cosa faranno Tizio e Caio con il loro nuovo partito, dei partitini che nascono come i funghi etc…etc, Cose queste che non finiranno mai di annoiare il popolo e distaccarlo sempre più dalla Politica, mentre il “Mondo Globale” va verso il Futuro e noi scendiamo sempre più in basso nella graduatoria delle nazioni più industrializzate dove una volta eravamo al 6° o 7° posto.

Oggi i nostri giovani non guardano più la televisione tradizionale e non leggono i giornali. I più evoluti si informano sul WEB e seguono i Network internazionali, leggono direttamente ciò che ha detto Draghi, Biden, Trump o Putin; parlano l’inglese, fanno i corsi Master a Londra e girano il mondo. Se la Classe Dirigente pubblica e privata non dovesse accorgersi in tempo del baratro che l’Italia ha davanti, i nostri giovani li perderemo ed a noi rimarranno soltanto: una pletora di disperati disoccupati, figli del Reddito di Cittadinanza, uomini incapaci di adoperare il cellulare, di extra comunitari (Migranti) da ambientalizzare e vecchi….tanti vecchi pensionati e non che purtroppo i governanti fanno contare sempre troppo poco (energia vitale ed esperienza così perduta).

Va fatta una invocazione ai Signori Sindacati: “Adeguate le strutture e le idee alla realtà, sedetevi affianco ai datori di lavoro (pubblico o privato) e non di fronte e collaborate a far sì che esista un “Contratto Unico Nazionale del Lavoro” che garantisca i minimi a tutti i lavoratori (chi non lo rispetta incorre in reato penale con condanna esemplare) ma lasciate libera la trattazione locale (anche azienda per azienda) purché vengano assolutamente immutate le condizioni minime del Contratto Nazionale. Servire il lavoratore nei suoi bisogni vuol dire curare i suoi interessi non quelli del Partito di appartenenza.

Va fatto un ulteriore appello ai Capi Partito: “ Lasciate il timone in mano ai giovani, ai politici istruiti, acculturati, pratici di tecnologie moderne e conoscitori dei temi e sistemi di comunicazione; selezionate i candidati in base alla statura umana, la passione politica e professionalità, la quantità di spirito di servizio. Guidateli dall’esterno fornendo la vostra sapienza ed esperienza ma lasciategli la guida della Burocrazia. Create delle priorità lasciando gli orpelli e le ridondanze per approvare riforme ed investimenti. Anziché ignorare  coloro che sono stati eletti dal popolo e che costituiscono la “Maggioranza”. Aiutateli ad intraprendere strade giuste e provvedimenti condivisi ricordandovi che se esiste una maggioranza, le minoranze devono sottoporre le proprie idee certo, ma devono accettare le decisioni prese a maggioranza.

Moretta Antonio

(17.05.2021)  

STORIA DELLA CULTURA DI DESTRA di Francesco Giubilei

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INTERVISTA:

Dott. Francesco Giubilei, Lei è autore del libro “Storia della cultura di destra” edito da Giubilei Regnani. Le chiedo: esiste una cultura di destra?

R.Certamente, anche se sarebbe più corretto parlare di “cultura delle destre” perché non esiste una singola destra ma tante destre. In ogni caso il contributo che il mondo culturale delle destre ha dato all’Italia è enorme. Cito solo tre esempi:

-un autore come Giovannino Guareschi, noto per Don Camillo e Peppone”, che è l’autore italiano più venduto al mondo;

-il romanzo di stampo conservatore “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa;

– e “Il Signore degli anelli” di Tolkien pubblicato in Italia per la prima volta negli anni Settanta dalla casa editrice conservatrice Rusconi sotto la direzione di Alfredo Cattabiani.

Quali sono i riferimenti più alti della cultura di destra italiana?

R Oltre agli autori già citati, alcuni dei più importanti intellettuali, giornalisti, scrittori del Novecento italiano appartengono alla storia della cultura di destra. Da Indro Montanelli nel giornalismo a Leo Longanesi nell’editoria, da Ennio Flaiano a Augusto Del Noce, da Giuseppe Prezzolini a Giovanni Volpe, da Giovanni Ansaldo a Giovanni Papini, da artisti geniali come Sigfrido Bartolini ad Ardengo Soffici ma l’elenco sarebbe ancora lungo, quasi sterminato.

Pur con le rispettive differenze, la destra ha raccolto alcune delle voci più autorevoli della cultura italiana: da Leo Longanesi a Giuseppe Prezzolini, da Indro Montanelli a Giovanni Volpe. Qual è stato il loro contributo alla cultura nazionale?

R Un contributo di primo piano in vari ambiti, dalla letteratura al giornalismo, dall’arte all’editoria, il solo Longanesi meriterebbe un discorso a parte. Qualche anno fa ho scritto una biografia dedicata alla sua figura intitolata “Leo Longanesi”. Il Borghese conservatore. Indro Montanelli è riconosciuto come il più grande giornalista italiano mentre un editore illuminato come Giovanni Volpe, figlio dello storico Gioacchino, non viene sufficientemente ricordato; eppure si deve a lui la pubblicazione per la prima volta in Italia dei più importanti scrittori conservatori del Novecento. Stesso destino per Giuseppe Prezzolini di cui consiglio la lettura delle biografie scritte da Gennaro Sangiuliano, oggi direttore del Tg2, e Luigi Iannone.

Il Suo saggio colma una lacuna editoriale, perché ad oggi non esisteva infatti uno studio divulgativo che organizzasse pensatori, scrittori, giornalisti e intellettuali italiani dal dopoguerra ai nostri giorni ascrivibili a quest’area di pensiero. Quali a Suo avviso potrebbero essere le cause?

R  Le cause sono semplici quanto preoccupanti, purtroppo ancora oggi c’è timore nel mondo della cultura italiana a definirsi di destra, anche chi lo è preferisce non esporsi, rimanere nell’ombra per non subire boicottaggi, ritorsioni o stroncature da parte dell’apparato culturale che è ancora in mano alla sinistra. Ci sono decine di scrittori, editori, addetti ai lavori che in questi anni, conoscendo il mio pensiero, mi hanno confessato di riconoscersi nei valori della destra ma per non incorrere in problemi professionali hanno preferito celare la loro appartenenza politica e culturale. Una sproporzione rispetto all’esito delle elezioni negli ultimi anni, d’altro canto nel segreto dell’urna Dio ti vede, Stalin no. Per fortuna ci sono autori come Marcello Veneziani, Marcello De Angelis, Gianfranco De Turris, Gennaro Malgieri che in questi anni hanno diffuso con il loro lavoro quest’area di pensiero. Anche nel giornalismo contemporaneo c’è chi quotidianamente dà voce al pensiero di autori non conformi, penso alle pagine culturali de “Il Giornale” curate da due giornalisti di spessore come Alessandro Gnocchi e Luigi Mascheroni. C’è poi il mondo del “WEB” con siti come Barbadillo di Michele De Feudis, “Destra.it” di Marco Valle, le fondazioni tra cui la Fondazione Spirito De Felice e la Fondazione Tatarella e le case editrici come “Idrovolante” di Daniele Dell’Orco ed “Eclettica” di Alessandro Amorese.

La destra italiana si caratterizza per l’eterogeneità delle Sue voci, tanto che sarebbe più corretto parlare di “cultura delle destre”; quali ne sono i principali filoni di pensiero?

R  Non esiste una sola destra ma tante destre talvolta paradossalmente in contraddizione tra loro, specie sui temi economici. C’è una destra conservatrice e una destra sociale, una destra cattolica e una spirituale, una destra liberale e una conservatrice. Ciò che accomuna tutte le destre è la salvaguardia e la difesa dei valori permanenti che non significa rifiuto dell’innovazione ma conservazione della tradizione.

La Sua opera si sofferma anche sulle critiche, i tentativi di boicottaggio e addirittura di negazione di quest’area di pensiero; come si è articolata questa Conventio ad excludendum”?

R  La destra deve senza dubbio fare autocritica per un’errata gestione del potere quando è stata al governo che ha portato a considerare la cultura come un aspetto secondario e per un ingiustificato complesso di inferiorità verso la sinistra; ma se gli autori non conformi e vicini a un pensiero conservatore, non hanno potuto avere la stessa visibilità degli scrittori progressisti, è a causa di un “cordone sanitario” che è stato creato verso la cultura di destra. Sintesi perfetta di questa visione è il concetto di egemonia culturale teorizzato da Gramsci nei suoi Diari che si è concretizzato nel corso degli anni in un predominio della sinistra nella cultura, dai giornali alle case editrici, dall’università alle radio. Oggi viviamo una nuova egemonia forse ancor più pericolosa che è quella del politicamente corretto.

Mia Risposta:

“”Carissimo intervistatore di Francesco Giubilei, trovo che l’articolo da Lei postato in F.B.8 Qui riportato) sia opportuno, interessantissimo ed esaustivo di principi e di componenti della cultura in generale di DESTRA”, importante, corposa ma ignorata sistematicamente dal sistema informativo italiano.

Per completezza di contenuti mi permetto segnalare che nella intervista e nelle domande fate ci sono delle lacune ovvero manca un importante riferimento per altro marcato e ben presente nel pensiero delle destre italiane.

Per essere esplicito mi riferisco alla mancanza nella intervista della “Cultura Industriale di Destra”. Quella che ha segnato lo sviluppo del Paese nel “BOOM ECONOMICO” degli anni 60/70 e successivi e che ha dato indicazioni puntuali in tema di Cultura Industriale, organizzativa e politico-sociale.

Mi riferisco ai BORGHI, AGNELLI, OLIVETTI, PIRELLI, MARZOTTO, ZANUSSI, MATTEI, NECCHI, TANZI etc. etc. che con la genialità ed il talento hanno disegnato una “CULTURA INDUSTRIALE” successivamente copiata in molte realtà estere e che ha saputo impostare l’Italia al 6°/7° posto delle migliori nazioni industrializzate del mondo. 

In un quadro esplicito come quello citato (intervista a Francesco Giubilei) non può e non deve mancare un riferimento culturale come quello espresso dagli italiani (non di sinistra citati sopra) di cui ogni italiano ha potuto utilizzare e godere delle loro iniziative culturali / industriali, ma che i “Media” hanno sistematicamente ignorato ed ignorano tutt’oggi nei loro interventi mediatici (TV e Giornali), evidenziando solo la parte Sindacale e Radical Chic….oramai obsoleta e sostituita dal pragmatismo e dalla internazionalizzazione della industria che viaggia sull’onda della “Rivoluzione Industriale Mondiale di Benjamin Rifkin) creata dal WEB, dalla Fibra Ottica e dal Microchip dei tempi odierni.

Mi scusi ma questo riferimento mi sembra che debba fare parte di un importante capitolo della “Storia della Cultura di Destra”.

Antonio Moretta

(05.05.2021)

PANDEMIA, SOLITUDINE E PAURA

PANDEMIA, SOLITUDINE E PAURA

Rispondendo ad una mia cara amica in un suo intervento in una pagina Facebook sulla Pandemia e sulla pletora degli interventi del Presidente del Consiglio Conte II che ha prodotto in tutta la popolazione una solitudine obbligata sostenendo che ciò avviene per il nostro interesse fisico-sanitario. Alla mia amica mi sento di dire che:

"""" Si può essere tremendamente soli insieme ad una moltitudine di facce anonime erranti nel caotico turbinio delle moltitudini di sagome umane di città......e si può anche essere felicemente in compagnia della propria anima seduti su uno scoglio di fronte al mare all'ora del tramonto invasi dai ricordi più belli.
La solitudine è uno stato dell'anima non un insieme di persone e nessuno mai ha il diritto di penetrare e dirigere la nostra solitudine; tantomeno i governi."""""  

Io voglio aggiungere: “Saró onesto…io ho paura”. Personalmente, non ho paura del “Covid”, che esiste. Sinceramente la Pandemia non la considero una cosa che mi fa paura più̀ di un tumore o di patologie ben più gravi che sono praticamente sempre mortali. Ho fatto convintamente i vaccini di rito, Più che altro mi fa paura tutto quello che sta succedendo intorno a me ed ai miei famigliari e cittadini confusi e terrorizzati.

Mi fa paura constatare che siamo costretti (dai DPCM) a camminare per la città (quando ce lo consentono le norme-vedi coprifuoco) tra uomini e donne imbavagliati e coperti, come se questo dovesse essere considerato normale.

Mi fa paura tutto ciò che sta cambiando il modo di concepire la vita di ognuno con metodi che stanno incutendo alle persone, senza avere un minimo di equilibrio, di senso della misura, oserei dire imponendoli.

Mi fa paura che nessuno parli mai della fine di tutto questo. Mi fa paura quando leggo che il mondo è cambiato per sempre. Mi fa paura che i governanti non parlino di risoluzioni che siano diverse dalla richiusura delle attività di lavoro, di commercio, di professioni ed arti, di modi di vivere.

Mi fa paura che da 14 mesi ormai siamo in scacco di una malattia ed una psicosi di cui nessuno conosce la reale pericolosità̀, sulla quale ci sono troppi dubbi, troppe ombre, troppi non detti; dove viaggiano documenti secretati, silenzi, mezze verità̀.  Tutte queste cose assieme mi trasmettano una terribile paura che a molte genti incunea il terrore. Tutto questo avviene considerando che non sono un negazionista, sia chiaro, il virus Covid-19 esiste ed esistono le sue varianti che lasciano intravvedere un futuro tutt’altro che tranquillo.

L’insieme delle cose descritte è preoccupante ma peggio è la considerazione che nei (“Media” giornalieri scritti e parlati) si discute solo e soltanto della Pandemia, dei vaccini, dei ricoverati in terapia intensiva, dei morti e della massa di controlli organizzati ovunque. È questo il vero punto che mi fa paura perché tutto questo avviene regolarmente e senza veri e propri contrasti; sembra che chi fa le leggi e chi le commenta pare che lo facciano divertendosi. Ecco la più importante ragione che fa paura!

Mi fa paura che piano piano ci si stia abituando alla paura; ci si stia abituando a non abbracciarsi più, a non darsi la mano, a non vivere. È morto l’abbraccio ed il bacio!!

Mi fa paura che tutto questo stia diventando per tutti normale quando normale non lo è davvero!!

Antonio Moretta
(30.04.2021)
American actress Vera Miles stars as Lila Crane in the horror classic ‘Psycho’, directed by Alfred Hitchcock, 1960. (Photo by Archive Photos/Getty Images)

IL MONDO CHE VERRA’

<p value="<amp-fit-text layout="fixed-height" min-font-size="6" max-font-size="72" height="80">(<strong><u>Oggi e domani, quale potrebbe essere il mondo che verrà</u></strong>)(Oggi e domani, quale potrebbe essere il mondo che verrà)

 
Oggigiorno, purtroppo ed a causa della sicurezza necessaria per tutti gli uomini liberi, siamo tutti spiati dall’occhio indiscreto del “Grande Fratello”. La recente paura del terrorismo (dall’abbattimento delle Torri Gemelle in New York in poi) ha causato l’abnorme e repentino aumento della sorveglianza basata principalmente sulle nuove tecnologie (fotocamere, rilevazioni sonore, uso di droni, scanner, concomitanza di dati personali etc.).

Con gli ultimi atti terroristici avvenuti in Europa il problema sicurezza è diventato una priorità e va assumendo contorni scuri e preoccupanti ed alimentano l’uso ed il pericolo di “armi facili”. In USA sta diventando una seria minaccia per tutti il possesso di armi. Ovunque diventa sempre più facile affidarci al “Grande Fratello” per controllare gli spostamenti, le frequentazioni, gli usi e le abitudini di noi tutti.

Certo i costi della nostra sicurezza sono molto alti e lo diverranno sempre di più aumentando certo la sicurezza apparente, ma in un prossimo futuro limitando la nostra libertà di movimento, di pensiero, di lavoro e del tempo libero. Aumenteranno le spese sociali e sarà eroso il PIL delle nazioni, creando l’obbligo di incrementare le entrate dell’Erario. Indubbiamente saremo costretti a complicare la vita con l’eccesso di controlli e burocrazia.

I Governi di tutto il mondo controllano oggi i propri cittadini come mai prima d’ora, distribuendo carte d’identità, carte di credito, tessere sanitarie, codici, “Password”, “PIN”, “Codici a barre” etc. I nostri passaporti contengono armai “Microchip” elettroniche con centinaia d’informazioni sulle singole persone; avremo anche “Microchip”sotto-pelle che permetteranno la identificazione e l’archivio del nostro stato di salute che permetterà ai sani l’accesso ovunque, ma di converso lo vieterà ai detentori di alcune malattie. Di recente sono state varate norme governative “Cash Back”che consentono di conoscere di ciascun cittadino ogni spesa e di converso ogni condizione economica e bancaria.

Siamo diventati ormai un numero enorme di cittadini con le notizie diffuse e catturate dai grandi centri economici e commerciali sui personali propri gusti, usi ed abitudini, consistenze economiche etc., dati questi venduti agli utilizzatori a scopi commerciali essendo per loro una merce commerciale preziosa in mano a multinazionali della “Promozione e Vendita di prodotti e servizi a scopo di consumo.

I “Microchip” a breve verranno inseriti ovunque e serviranno per muoversi in ambienti controllati. Esistono oggi i braccialetti contenenti tutte le notizie mediche personali utili in caso di incidente o malessere che permettono, accostati ad uno “Smart Phon”, di leggersi, da parte di qualunque medico o parente, in caso di bisogno. In pochi istanti la propria condizione di ciascuno di noi, servirà per essere curati prima e meglio di oggi forse salvando in alcuni casi la propria vita (incidente stradale, infarto, etc.).

Le telecamere di sorveglianza sono diventate di uso comune anche nelle civili abitazioni, negli autobus, nei treni, nelle strade, nelle scuole, nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti, nei centri commerciali…praticamente ovunque!

Questo è dovuto allo sviluppo del mondo WEB (che è diventato una rivoluzione moderna con immensi lati positivi per l’intera umanità) sfruttando la gigantesca capacità di memoria dei mega “Server e Computers di proprietà delle varie multinazionali private o statali come “Google” “Yahoo” “Tim” “Telcom” “Amazon” etc., dotate di potentissimi mezzi e disponibilità finanziarie ma dislocati in mondi lontani incontrollati e segreti i quali programmano la nostra vita ed il nostro futuro ma gestiti da mani di persone sconosciute.

Quando la tecnologia riuscirà ad avere sotto controllo tutti questi dati (e non manca molto) i Governi delle nostre nazioni saranno in grado di ricostruire il profilo, le frequentazioni, gli usi, le abitudini, lo stato sanitario, gli sport preferiti, le tendenze, i “Curriculum”, la condizione economica, le preferenze e gli spostamenti di qualsiasi cittadino. Chi ha qualcosa da nascondere riuscirà a occultarsi con molta difficoltà, viceversa, chi non ha nulla da celare avrà perso la propria intimità e sarà costretto a vivere entro binari ben stabiliti da altri dai contorni eguali per tutti, proprio come fanno i “Robot”.

Viene da domandarsi: Ma esiste ed esisterà la famosa Privacy tanto sbandierata ma non mai mantenuta??” Ovviamentesorgono prorompenti dubbi a tutti i livelli della popolazione.

Nel tempo si perderanno le singole differenze perché si favorirà la massa delle persone accantonando sempre più chi la pensa diversamente dalla idea prevalente. La perdita di libertà verrà venduta come incremento della propria sicurezza. “Ma sarà vera sicurezza questa?……Davvero si limiterà il terrorismo?……. Siamo sicuri che saremo tutti più felici? I dubbi sono leciti!

Sentendo la gente comune sorgono amletici ed identicidubbi, gli stessi quando l’uomo affacciato su di una rocca guardando il mare in tempesta, pensa al viaggio che vorrebbe fare come evasione da questa moderna società e, pur felice nella propria immaginazione, a volte ha paura di ciò che verrà per lui e per i suoi figli; il pensiero fa scorrere in lui un brivido di terrore per i problemi che potrebbero capitare o per come potrebbero essere costretti a vivere in futuro i posteri allorquando, tra le tante novità, si perderà l’uso del denaro contante sostituito dal denaro cibernetico per la tracciabilità delle proprie spese e sul quanto si sta spendendo e perché lo si sta facendo. Il tutto attraverso il mantenimento degli Istituti Bancari che diverranno il deposito del tuo modo di vivere e di essere. La felicità dell’uomo sulla rocca cessa, il mare diventa inchiostro e nasce in cuore lo sgomento.

Tutti saremo più sicuri ma si vivrà in una beata e assicurata prigionia, dove sarà più difficile commettere reati (questo è vero) ma si vivrà in una schedatura assillante e priva di tante liberalità concesse ai cittadini di ieri e di oggi. Servizi di Polizia, Sicurezza e Controlli video saranno diffusi in ogni dove e di tutto si dovrà dare conto e regione. Se il tuo comportamento sarà fuori dalla norma, si dovrà giustificare ogni stranezza; ovvero si dovrà vivere assolutamente inquadrati nel modo che verrà assegnato a ciascuno. Ma da chi??….Voluto e nominato da chi??….Questo sarà il grande dubbio.

Saranno più frequenti gli stati “Emergenza” dichiarati per DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio) per la salute pubblica ma che ci diranno obbligandoci cosa dobbiamo fare e come dobbiamo vivere.

Nel caso corrente della Pandemia e grazie al distanziamento sociale ed al terrore dell’infezione stiamo dando l’addio al dolce tremore infantile per il primo innamoramento, la prima dichiarazione d’amore, la gioia del primo bacio rubato; non avremo perché non potremo usarla, la forza dell’inesperienza che regala una delusione d’amore perché il compagno o la compagna sarà preselezionato dagli orientamenti sessuali preconfezionati e dalla “Carta di Salubrità”. Il primo approccio di un rapporto potrebbe diventare la richiesta della tessera sanitaria.  

Di converso però non ci sarà la difficoltà della lingua diversa perché avremo il “Traduttore istantaneo Multilingue elettronico” nel I-Phon individuale personalizzato e cibernetico. Il dialogo potrà avvenire in microsecondi attraverso l’etere guardandosi in un video con dialoghi a migliaia di Chilometri di distanza e via satellite. La compagna o il compagno della vita si sceglieranno attraverso i “Social” di tutto il mondo privilegiando le affinità e l’aspetto esteriore, la lingua i gusti e le aspettative di ognuno. Mio Dio quante delusioni ci aspettano.

Il pensiero va velocemente ai nostri nonni di ieri soli, liberi e felici nella loro semplicità, con la vita condotta in un “Ameno Campiello” serenamente nel paese dove sono nati, dove sono cresciuti i propri avi e dove tutti si conoscono e ciascuno sa i pregi ed i difetti di ognuno. Dove se ad uno viene uno starnuto ci sono subito 100 persone ad augurargli “Salute” perché tutti amici o conoscenti.

Quando tutti avremo lasciato il “Campiello“ per la anelata vita in città, avremo megalopoli gigantesche ed anonime, dove il futuro nostro si svolgerà nelle città tentacolari avvolte nel WEB etereo ed inconsistente però a 5 Giga e si vivrà in condomini dove il vicino di casa è quasi sconosciuto e visto come un nemico e che per giunta cambia di continuo. Conosceremo più i suoi tatuaggi che il suo nome.

A quel momento (ahinoi molto vicino) ci rassomiglieremo tutti…. Troppo, al punto che dovremo dare l’addio alle belle diversità che invece a detta di molti rappresentano il “pepe” ed il “sale” della vita.

Ma sarà questa la bella vita delle prossime generazioni??

Antonio Moretta

 rev. (25.02.202)1