COSA POTREBBE ESSERE LA MODERNA FELICITA’

Il livello di tecnologia raggiunto dalla telecomunicazione oggi è impressionante. La velocità nel trasporto di dati ed immagini da un continente all’altro si misura in nanosecondi. Il sistema delle immagini (Cine/TV) condiziona tutto e tutti. Si sta andando verso la omologazione dei sistemi di vita.

I vantaggi offerti sono enormi basta guardare quel che fa un bimbo di 4/6 anni con un telecomando in mano, come gioca con la TV, come riesce a comprendere le trasmissioni figurate in tutte le lingue ed interagisce con il programma creando nuovi giochi e arrivando a diverse risoluzioni di gioco.

E’ impressionante pensare che in tutto il mondo i bimbi stanno vedendo le stesse cose e si stanno formando su quanto vedono e sentono in TV o attraverso i loro I-Pad.

Questa omologazione dell’uomo di domani fa paura perché livella la personalità e impedisce al talento di uscire fuori del seminato voluto e non desiderato.

Un grande filosofo, Gunter Anders, scrisse l’allegato a questa nota nel 1956:

“L’Uomo è antiquato”

vale la pena leggere e meditare. Ci siamo di già dove lui aveva immaginato.

“””””””””””””Per soffocare in anticipo ogni rivolta,

non bisogna essere violenti.

I metodi del genere di Hitler sono superati.

Basta creare un condizionamento collettivo così potente

che l’idea stessa di rivolta non verrà nemmeno

più alla mente degli uomini.

L’ ideale sarebbe quello

di formattare gli individui

fin dalla nascita

limitando le loro

abilità biologiche innate.

In secondo luogo,

si continuerebbe il condizionamento

riducendo drasticamente l’istruzione,

per riportarla ad una forma di inserimento professionale.

Un individuo ignorante

ha solo un orizzonte

di pensiero limitato

e più il suo pensiero è limitato

a preoccupazioni mediocri,

meno può rivoltarsi.

Bisogna fare in modo

che l’accesso al sapere diventi sempre

più difficile e elitario.

Il divario tra il popolo

e la scienza,

che l’informazione

destinata al grande pubblico

sia anestetizzata

da qualsiasi contenuto sovversivo.

Niente filosofia.

Anche in questo caso bisogna usare

la persuasione

e non la violenza diretta:

si diffonderanno massicciamente,

attraverso la televisione,

divertimenti che adulano sempre l’emotività o l’istintivo.

Affronteremo gli spiriti con ciò che è futile e giocoso.

E’ buono,

in chiacchiere

e musica incessante,

impedire allo spirito di pensare.

Metteremo la sessualità al primo posto degli interessi umani.

Come tranquillante sociale, non c’è niente di meglio.

In generale si farà in modo di bandire

la serietà dell’esistenza,

di ridicolizzare tutto ciò

che ha un valore elevato,

di mantenere una costante apologia della leggerezza;

in modo che l’euforia della pubblicità

diventi lo standard

della felicità umana.

E il modello della libertà.

Il condizionamento produrrà così da sé tale integrazione,

che l’unica paura,

che dovrà essere mantenuta,

sarà quella di essere esclusi dal sistema

e quindi di non poter

più accedere alle condizioni necessarie alla felicità.”””””””””””””””

Antonio Moretta

(04.06.2020)

Che fare con il debito pubblico italiano alle stelle in un momento di Pandemia e con la crisi economica in atto???

Alla domanda che alcuni amici mi fanno sulla condizione critica attuale dell’Italia e se c’è una via di uscita, ho risposto molto velocemente (occorrerebbe più spazio e tempo) così:

Dopo le elezioni del 2018 è stata fatta parecchia strada dalla Politica ma la Pandemia Corona Virus ha fermato le macchine ed ha posto al Governo in carica (Conte BIS) ardui, pesanti e nuovi problemi. I risultati di ciò che si e fatto e si sta facendo tardano a venire.  Lo “Status Quo” vede una Italia molto malandata che stiamo lasciando in eredità a chi verrà dopo di noi con molta rissosità politica interna (Centro Destra/centrosinistra/5 Stelle) ed anche esterna (Europa/ Italia). 

Ora i nostri figli e nipoti ereditano una Italia con circa 2.500 Miliardi di Euro di Debito Pubblico ai quali si aggiungeranno altri 2/300 Miliardi di Euro (circa il 10%) per il mancato PIL nel 2020. Laprevisione di perdita per l’anno 2021 è del 5% (altri 150/200 Miliardi) che dovremo prendere in prestito in qualche modo. Il Debito pubblico salirebbe così a circa 2.875 Miliardi.

Si sta provvedendo a Decretare aiuti a fondo perduto per la Ricostruzione della Economia Nazionale, ad occhio e croce altri 3/400 Miliardi da prendere in prestito (più garanzie sui prestiti ai vari settori della Economia per altri 2/300 Miliardi di impegni di garanzie).

Se tutto va bene e trovando le fonti di credito, il PIL (Debito Pubblico Italiano) salirà a circa 3.050 Miliardi presi in prestito (MES e simili e qui si apre un enorme dibattito a tutti i livelli) più garanzie.

Già oggi paghiamo oltre 70 Miliardi di Euro di interessi all’anno, pensiamo a quanti ne dovremo aggiungere. Per almeno 3/4 anni da oggi non torneremo come PIL nazionale al vecchio PIL (2.400 Miliardi). In buona sostanza dovremo riconoscere ai creditori all’incirca 100 Miliardi l’anno di interessi vari per un numero elevato di anni.

Mi sto domandando che mondo lasceremo ai nostri figli e nipoti?????

Cosa sarebbe possibile fare???   Intanto l’Europa dovrebbe autorizzare una quota dei debiti “Ricostruzione Economica Europea” a tutti i paesi in condizioni simili all’Italia. L’intervento Europeo dovrebbe essere non inferiore al 50% del fabbisogno. Per l’Italia circa 300. Miliardi di Euro a “Fondo Perduto”.

L’unica cosa che ci può salvare è “la emissione italiana di BOND” per il fabbisogno reale con bassissimo tasso e per 30/40 anni di durata “destinati alla ricostruzione” che potrebbero essere in gran parte acquistati da italiani che non sanno dove investire i loro risparmi e che se li investono oggi non sanno che fine farà l’investimento (l’aria che tira nel Governo PD/5Stelle è una Patrimoniale del 15% circa) ed è per questo che i risparmi italiani sono e andranno di fretta all’estero).

Sulle nostre emissioni di titoli dovremmo ottenere dalla Europa il “Disco Verde” e la “Garanzia” che l’invenduto verrà sicuramente sottoscritto dalla BCE.

Questo denaro fresco in arrivo e con un Governo non formato dagli attuali “Lacchè” dell’Alta Finanza “amici degli amici”, potrebbe con fatica ma sicuramente cambiare lo stato delle cose.

L’Europa senza l’Inghilterra e se dovesse uscire l’Italia, sarebbe una Germania allargata che non andrebbe bene a nessuno tanto meno alla Francia. Inoltre se l’Europa consentisse il libero mercato dei titoli italiani, vedrebbe entrare in possesso del debito italiano paesi come la Russia, la Cina, gli Emirati Arabi, il Giappone, l’Arabia Saudita etc.  Si sa che chi detiene il credito di un paese è un po’ arbitro della politica del debitore. Questo sarebbe lo smantellamento dell’Europa e i paesi leader Germania e Francia) lo sanno bene e navigano nello stesso nostro mare di guai. Mentre, se il credito è detenuto dalla BCE, l’arbitro della politica italiana sarebbe una Banca europea ma posseduta al 15% circa dall’Italia!

Detto questo penso che un buon Governo con gente di “Carisma” e dotata di padronanza, Idee chiare, esperienza e capacità persuasiva, potrebbero ottenere un buon successo nelle mediazioni europee e così si potrebbe iniziare la scalata della aspra montagna di lavoro che ci aspetta.

Ponendo uno sguardo all’insieme dei Partiti al Governo, alla mancanza di un supporto popolare (nonostante i numeri in parlamento ottenuti nella corrente legislatura) alla partenza col piede sbagliato dei DPCM (con un Presidente del Consiglio senza Partito, senza voti popolari, senza esperienza politica e senza avere con se collaboratori politici ma dotato di consulenti “amici degli amici”) con i partiti fuori della maggioranza accaniti per il mancato coinvolgimento della Opposizione in Parlamento etc., non penso che sia possibile conquistare l’aderenza ai programmi ed il rispetto di una Europa che ci sta guardando con enorme diffidenza.

 Ci riusciremo????? “Ai posteri l’ardua sentenza!”.

Antonio Moretta

(08.05.2020)

Cosa intendere oggi per “Solidarietà”

Cosa intendere oggi per Solidarieta’

Oltre un secolo fa la poetessa americana Emily Dickinson (1830-1886) ebbe a scrivere: “Se potrò impedire a un cuore di spezzarsi, non avrò vissuto invano. Se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena, o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido, non avrò vissuto invano”. Cos’altro può muovere l’animo umano per portarlo a compiere atti solidali come quelli descritti dalla poetessa americana se non l’amore per gli altri? Se io dovessi rispondere a chi mi chiede cos’è la solidarietà io risponderei senza indugio “E’ un atto d’amore”.

Oggi viviamo un periodo difficile della nostra esistenza e volgendo lo sguardo verso l’orizzonte vediamo addensarsi nuvole nere gravide di violenza, prevaricazione, movimenti epici di genti allo sbaraglio che fuggono dall’odio, dalla fame e dalla morte tutto provocato dall’ appartenenza a razze e religioni diverse, guerre fratricide e tanta, troppa violenza. Si stenta a scorgere l’amore.

Viene da chiederci: “ma l’uomo è diventato così per cattivo sortilegio o per colpa di componenti cattive nella sua progenie o per cause extraterrestri?” No! Il problema è più semplice “È per la mancanza d’amore”.

Il mondo della parte occidentale dall’ultima guerra mondiale (1939-1943) ha vissuto in un periodo di pace duratura durante il quale sono maturate strategie di avvicinamento tra mondi diversi (vedi la guerra fredda tra grandi paesi come l’URSS e USA) tra popoli diversi e tra uomini diversi per razza e per religione. Sembrava che l’amore (quello bello, quello evangelico) stesse crescendo nel cuore della gente assieme alla maturazione della democrazia, del progresso e dell’economia.

Con il “Boom economico” degli ultimi 50 anni il mondo occidentale ha saputo creare opulenza e benessere dando godimento alle popolazioni fornendo loro servizi, assistenza, istruzione e salute in quantità rilevante ma inversamente al crescente benessere ha dimenticato la solidarietà verso i più deboli ed emarginati.  La cecità di questa parte dell’umanità non è riuscita a vedere l’enorme solco che si stava creando tra la parte evoluta ed opulenta e quella purtroppo rimasta indietro.

Negli anni recenti questo solco è diventato una voragine e da questa separazione di benessere sono cresciute a dismisura le parti peggiori dell’uomo che hanno sostituito il naturale sentimento di solidarietà che alberga in tutti gli animi ingigantendo l’odio, la violenza e la diffidenza nei confronti del “diverso”. L’egoismo è diventato prassi comune nel governare la ricchezza.

I beni materiali invece vanno interpretati solamente come dei “Mezzi”, certamente necessari (in piccola parte) per vivere ma devono essere utilizzati per un fine non materiale ma spirituale come il benessere, l’armonia, la salubrità, la cultura, la dotazione di servizi etc. In una parola i mezzi materiali devono dare all’uomo il piacere di vivere proiettato verso la ricerca della felicità e della libertà; non certo verso la preoccupazione, l’egoismo e la dipendenza. Creare deve divenire l’obiettivo prioritario del “Fare dell’Uomo” in un clima d’amore verso il prossimo avendo individuato negli altri la ricerca di Dio così come disse il nostro Pontefice Papa Francesco: Il Vangelo invita prima di tutto a rispondere al Dio che ci ama e che ci salva, riconoscendolo negli altri ed uscendo da sé stessi per cercare il bene di tutti”.

La parabola del “Buon Samaritano”, che gioisce nel donare allo sfortunato mercante malmenato dai briganti ed abbandonato ferito lungo la strada, non certo beni materiali o denaro ma assistenza, solidarietà e mezzi di sostentamento. Questo è emblematico di questo sentimento di solidarietà elevato dal Signore nelle sue parabole.

Francois Andrieux, noto poeta francese (1759-1833) ebbe a dire: “Vivere per sé è niente, bisogna vivere per gli altri… A chi posso essere utile, gradevole, io oggi? Ecco ciò che al mattino bisognerebbe domandarsi. E alla sera, quando dal cielo la luce si ritira, beati coloro ai quali, sottovoce, il proprio cuore ha risposto: grazie alle mie cure, ho visto su un volto umano la traccia di un sorriso o l’oblio di una pena”.

Oggi i contrasti tra l’Islam (ISISS in particolare, ma anche la Corea del Nord ed altri paesi beligeranti) e paesi occidentali, la religione Islamica e l’odio verso quella Cristiana, hanno partorito il terrorismo che ha scatenato la guerra in medio-oriente e sta martoriando l’Occidente con vili attentati terroristici alle popolazioni di fede cristiana. L’odio, le guerre, i soprusi e la violenza hanno indotto i popoli locali ad emigrare in occidente a rischio della propria vita in cerca di quella solidarietà che il nostro buon Dio e gli Apostoli hanno predicato da sempre e che loro cercano di trovare in noi. Il Papa Paolo VI sostenne nella “Populorum progressio” (26 marzo1967) nella parte introduttiva che: “i popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell’opulenza. La chiesa trassale davanti a questo grido d’angoscia e chiama ognuno a rispondere con amore al proprio fratello”.

Non si può permettere a chicchessia di assistere a questo modo di cercare una vita migliore senza intervenire e fare qualcosa. Dobbiamo mettere a preventivo che la diseguaglianza grave tra i popoli prima o poi sfocia in “Ribellione”.

C’è un prezzo sociale di civismo da pagare ed è giusto pagarlo perché “Non c’è pace senza giustizia e non c’è giustizia senza perdono”.Dobbiamo usare, nei confronti dei fratelli bisognosi (di qualunque estrazione) la Solidarietà necessaria anche assorbendo le difficoltà che ne derivano nel farlo. Noi popoli occidentali non possiamo erigere muri di incompatibilità nei confronti dei popoli desiderosi di libertà, benessere, appagamento dei loro desideri e speranze per il futuro dei loro figli. Il perché va ricercato nel seguente esempio: supponendo che il nostro popolo occidentale abbia (esemplificatamene) conquistato un livello “100” di “CIVISMO” (noi europei ci abbiamo messo secoli, guerre e spandimento di tanto sangue per giungere al livello in cui oggi siamo); quando si aprono i confini alla migrazione da paesi a minore livello (per esempio “60” di Civismo come qualche popolo dei paesi Africani in cui tutti i migranti dell’esodo biblico in corso è orientato in Europa e non solo in Italia) si deve sapere che il nuovo valore medio di civismo della popolazione che ne deriverà sarà sicuramente meno di 100 dell’esempio fatto (Principio dei vasi comunicanti). Noi dobbiamo capire il fenomeno e gestirlo civilmente con intelligenza e con Solidarietà mettendo in preventivo il calo medio di Civismo per contro bilanciato dall’apporto di altre culture ed all’aumento di soddisfazione e di appagamento per aver dato speranza, libertà, amore e benessere a chi ne è privo.

Parte del PIL dei paesi Europei deve tradursi in opere per i paesi meno fortunati di Africa e Medioriente con l’obiettivo di placare la fame ed il bisogno di emancipazione che alla lunga produce l’esigenza di dover emigrare con rischi tremendi. Questo è il compito della Politica.

Occorrono quindi tanti anni per tornare tutti assieme al comune valore di “100” di Civismo. Non dobbiamo gridare alla sorpresa quando la migrazione sorpresa non è. Non dobbiamo mettere in atto politiche di sbarramento o costruire muri (quello di Berlino dopo l’ultima guerra ci dovrebbe bastare). Dobbiamo invece metterci al lavoro (tutti assieme) alacremente e godere della diversità che accompagna il fenomeno migrazione attraverso leggi e decreti attuativi in linea con i tempi tutti orientati ad una rapida ma graduale legittima  integrazione. Non dobbiamo dimenticare le illuminanti parole di Santo Papa Giovanni Paolo II che disse: “la Misericordia è la unione indispensabile dell’amore…è come se fosse il suo secondo nome”.

In buona sostanza dobbiamo tutti collaborare con “Amore” e “Solidarietà” con le organizzazioni preposte all’accoglimento delle genti che in futuro (almeno due generazioni) saranno europee e che oggi si devono far carico del massimo onere di provvedere ad applicarla questa misericordiosa “Solidarietà” sempre tenendo in mente le parole del Papa San Giovanni Paolo II che disse: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro” In proposito ricordo qui lo scritto giornalistico emesso dal Pontefice Papa Francesco nel corso degli anni 2014 e del 2015, come una sorta di decalogo della solidarietà:

-1) La solidarietà come elemento essenziale della vita cristiana. La solidarietà con i poveri è al centro del Vangelo. Mediante la predicazione e la catechesi, fondate sul ricco patrimonio della dottrina sociale della Chiesa, la solidarietà deve permeare i cuori e le menti dei fedeli e riflettersi in ogni aspetto della vita ecclesiale. Oltre che al centro, i poveri sono anche all’inizio e alla fine del vangelo.

-2) Una fede senza solidarietà è una fede morta. Anche se va a messa la domenica, il cristiano dal cuore non solidale è un cristiano dalla fede debole, malata e morta. Una fede senza solidarietà è una fede senza Cristo e senza Dio. Quando una fede non è solidale, o è debole, o è malata o è morta; non è la fede di Gesù. La fede che Gesù suscita è una fede con la capacità di sognare il futuro e di lottare per esso nel presente. È con questa fede che i cristiani devono contagiare strade e sentieri del mondo. Il messaggio più efficace che i cristiani possono comunicare agli altri è una fede solidale.

-3) Nella Chiesa, tutti, nessuno escluso, sono promotori di solidarietà. Per costruire una società giusta e solidale c’è bisogno dell’impegno di tutti. Tutti, presbiteri, persone consacrate, fedeli laici, siamo incoraggiati a servire Dio nel servizio ai fratelli, e a diffondere dappertutto la cultura della solidarietà.

-4) Costruire solidarietà con il protagonismo dei giovani. Per costruire un mondo migliore di giustizia, di fraternità e di solidarietà è decisivo il protagonismo dei giovani: essi devono contribuire a superare i problemi della disoccupazione giovanile con coraggio, speranza e solidarietà. Il mondo ha bisogno di giovani coraggiosi, non timorosi, di giovani che si muovano sulle strade e che non stiano fermi. I giovani di oggi e di domani hanno diritto ad un pacifico ordine mondiale basato sull’unità della famiglia umana, sul rispetto, sulla cooperazione, sulla solidarietà e sulla compassione.

-5) La solidarietà non riduce alla passività. Solidarietà significa anche lottare contro le cause strutturali della povertà e delle diseguaglianze, della mancanza di lavoro e della negazione dei diritti sociali e lavorativi. Non si può affrontare lo scandalo della povertà promuovendo strategie di contenimento che unicamente tranquillizzano e trasformano i poveri in esseri addomesticati e inoffensivi. Solidarietà è pensare e agire in termini di priorità della vita di tutti sull’appropriazione dei beni da parte di alcuni. La solidarietà è un modo di fare la storia con i poveri, rifuggendo le presunte opere altruistiche che riducono l’altro alla passività.

-6) La solidarietà è impegno per costruire città accoglienti. Le città nelle quali viviamo avranno un volto attraente solo se saranno ricche di umanità, ospitali ed accoglienti; se tutti noi saremo attenti e generosi verso chi è in difficoltà; se sapremo collaborare con spirito costruttivo e solidale per il bene di tutti.

-7) La solidarietà è farsi carico del problema dell’altro. La solidarietà è l’atteggiamento che rende le persone capaci di andare incontro all’altro e di fondare i propri rapporti reciproci su quel sentimento di fratellanza che va al di là delle differenze e dei limiti e spinge a cercare insieme il bene comune. Solidarietà è farsi carico del problema dell’altro. Il mandato dell’amore va esercitato partendo non da idee o concetti ma dal genuino incontro con l’altro, dal riconoscersi giorno dopo giorno nel volto dell’altro con le sue miserie e con i suoi eroismi. Non si amano concetti o idee, ma si amano persone in carne ed ossa: uomini e donne, bambini e anziani; volti e nomi che riempiono il cuore e ci commuovono fino alle viscere.

-8) La solidarietà è prossimità e gratuità. Una società senza prossimità, dove la gratuità e l’affetto senza contropartita (anche fra estranei) va scomparendo, è una società perversa. La Chiesa, fedele alla parola di Dio, non può tollerare queste degenerazioni. Una comunità cristiana in cui prossimità e gratuità non fossero più considerate indispensabili, perderebbe con esse la sua anima. La solidarietà non consiste solo nel dare ai bisognosi, ma nell’essere responsabili l’uno dell’altro. Se vediamo nell’altro o nell’altra un fratello o una sorella, nessuno può rimanere escluso e separato.

-9) La solidarietà è tenerezza ed empatia. La solidarietà va testimoniata concretamente nei confronti di chi ha bisogno non solo di giustizia e di speranza, ma anche di tenerezza. Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore, sulla prossimità e sulla tenerezza. L’empatia è frutto dell’esperienza personale, che ci porta a vedere gli altri come fratelli e sorelle, ad “ascoltare”, attraverso e al di là delle loro parole e azioni, ciò che i loro cuori desiderano comunicare.

-10) La solidarietà è un modo di fare la storia. Solidarietà è far fronte agli effetti distruttori dell’impero del denaro: i dislocamenti forzati, le emigrazioni dolorose, la tratta di persone, la droga, la guerra, la violenza e tutte quelle realtà che molti subiscono e che tutti siamo chiamati a trasformare. La solidarietà, intesa nel suo senso più profondo, è proprio un modo di fare la storia. Quando in un paese la solidarietà manca, ne risentono tutti.

A questo punto emergono imperiose e dirompenti le parole della “Populorum progressio” di Papa Paolo VI già citate e risalta il principio che non si può permettere a chicchessia di assistere a questo orrendo modo di cercare una vita migliore (emigrare con il rischio di morire) senza intervenire e fare qualcosa. Vale ripetere ciò che è stato già detto: “Non c’è pace senza giustizia e non c’è giustizia senza perdono”. Occorre cercare la concordia con la Politica.

Amerei concludere questa bella chiacchierata con voi con tre pensieri sulla “Solidarietà”:

a) il primo è un vecchio adagio che dice: “non fare mai del bene se non sei in grado di sopportarne la ingratitudine che ne potrebbe derivare ovvero non ti aspettare ritorni dal bene che hai fatto, l’appagamento deve essere cercato nel dare non nel ricevere.

b) il secondo è un aneddoto di Lucio Anneo Seneca (oltre 2000 anni fa) con il quale mi piace concludere questa dissertazione breve sulla Solidarietà: “La legge del dono fatto ad amico è che l’uno presto dimentichi di aver dato e l’altro ricordi sempre di aver ricevuto”.

Antonio Moretta

 (rev. 22 aprile 2020)

La Pandemia Corona-Virus sta insegnando che il mondo italiano sta cambiando. Verso dove dovrebbe andare ?

Un giorno uno straniero di uno dei paesi dell’Est (ante muro di Berlino) chiese ad un membro della Confindutria che gestiva un complesso di oltre 1.000 dipendenti nella meccanica delle costruzioni e grossa carpenteria, se volesse investire nel suo paese per dare vita ad uno stabilimento analogo al suo.  Sentito il Consiglio di Amministrazione rispose di “NO”.

Il politico straniero chiese perché no, gli venne detto che in quel paese non volevano investire per la mancanza di certezze. Egli insistendo propose terreno gratis, fognature e strade di accesso gratis, agevolazioni fiscali decennali, interventi finanziari a fondo perduto etc., gli venne risposto ancora di no e lì si chiuse il rapporto.

La vera ragione era che in quel paese (1980) non c’era certezza di diritto sotto il regime Sovietico, che il tasso di corruzione era elevatissimo, che la proprietà privata non aveva simpatie in quel paese e che non si poteva fare libero scambio di prodotto e di personale.

Oggi in Italia la lungaggine burocratica unita alla incertezza del diritto, i tempi lunghissimi della Giustizia e delle sentenze, più l’enorme tassazione sul lavoro e sui redditi e forse la più grave delle ragioni rappresentata dall’eccesso di burocrazia; impedisce ad uno straniero di rischiare i propri soldi ed investire da noi. Anzi, sono le aziende italiane che delocalizzano all’estero.

Le nostre realtà industriali migliori, quelle che dispongono di brevetti e qualità (Italian-Style), preferiscono andare presso altre nazioni europee (assenza di rischio politico e minori oneri) che non hanno gli aggravi italiani. Le multinazionali che non hanno i brevetti comprano le società italiane con un preciso obiettivo impossessarsi delle aziende italiane con il loro bel brevetto. Una volta in possesso trasferiscono parte (se non tutta) la produzione all’estero mantenendo i marchi italiani ed il ricco mercato nazionale ed estero delle società acquisite. Il discorso sembrerebbe di una ovvietà desolante che chi ha gestito aziende sa a memoria ma che la Politica di ieri e di oggi disconosce o fa finta di non conoscere.

Oggi l’attuale Governo Giallo/Rosso si concentra su tematiche sociali come il “Reddito di Cittadinanza”, la ricerca dei “Navigatori”, l’abbassamento dei parametri salariali alti, la sicurezza, la pensione a 100, l’incremento delle tasse sui redditi alti (quanto alti non si sa) etc. Tutte cose giuste in linea di principio ma figlie dell’assistenzialismo, della corruzione e della burocratizzazione. Cose queste che si addicono ad un popolo opulento e fatto dalla piena occupazione e dotato di disavanzo pubblico attivo. Oggi con le tematiche dette in precedenza e la perdurante crisi economica, con la disoccupazione alle stelle, l’insipienza del Sindacato, l’incertezza del futuro, la massa di migranti, la paura dei risparmiatori, la mancanza di investitori, le banche in crisi ma soprattutto la crisi indotta dal Corona-Virus etc., peggiorano lo scenario al probabile investitore estero che amerebbe operare in Italia ma che la realtà lo allontana dalla nostra economia insicura e sempre più asfittica. La Politica dovrebbe invece avere il coraggio di far accadere quelle cose che il popolo desidera.

La valutazione della emergenza oggi considerata dalla Politica non è fatta dalle cose messe a programma dal Governo “Giallo/Verde” (che se fossero anche risolte con la bacchetta magica non cambierebbero lo scenario di crisi in cui viviamo) ma sono, in buona sostanza formate in alta percentuale da una sola cosa (oltre alla crisi indotta dal Corona-Virus) “La mancanza di lavoro”.

Proviamo ad immaginare di poter creare (sempre con la bacchetta magica) 2 milioni di posti di lavoro (1.800 ore uomo/annuo pari a circa 4 miliardi di ore produttive all’anno) e che una ora di produzione possa creare circa 50 Euro di prodotto; in questa ipotesi solo esemplificativa avremmo circa 200 miliardi di euro di produzione alla quale andrà sommato il sensibile aumento di ricavo dalla vendita del prodotto. Si può immaginare un ricavo dalla vendita di oltre 300 miliardi di euro di fatturato. In questa esemplificazione otterremmo: il rientro della disoccupazione a valori europei, la pace sociale, l’incremento vistoso del PIL con una massa di denaro in entrata per l’Erario derivante da IVA, Tasse varie sia sul reddito che sul sociale, consumi, paghe e stipendi tassati, proventi INPS etc. In buona sostanza un volume di denaro circolante molto rilevante. Questo potrebbe concedere alle forze di Governo la possibilità di mettere mano ad un riordino generale della struttura del lavoro, alle regole con la riforma dei codici, alla revisione delle regole burocratiche e loro semplificazione, snellezza nelle regole sulla vita delle imprese e sull’appalto dei lavori. Cose queste che oggi impantanano qualunque iniziativa.

Le piccole imprese che hanno qualche commessa purtroppo oggi vivacchiano per non morire e non riescono a far fronte alle esigenze finanziarie ed alla necessaria immediatezza nel soddisfare i tempi contrattuali, questo per mancanza di liquidità, ritardo nel pagamento delle fatture da parte dello Stato, finanziamenti quasi impossibili dalle Banche, forma barocca per le assunzioni, mancanza di elasticità nel fabbisogno di manodopera, vincoli sulle ore di straordinario ed ammortizzatori sociali, etc).

Per questi motivi spesso gli imprenditori sono costretti a rivolgersi alla più rapida disponibilità di forza lavoro e di mezzi: il “Lavoro Nero e l’Evasione fiscale” che rappresentano l’ammortizzatore dei fabbisogni di elasticità e rapidità delle disponibilità delle Imprese, ma soprattutto dell’artigianato ed erodono la struttura dello Stato.  

Se quel paese dell’Est, che a suo tempo ha fatto la proposta di investimento, si fosse organizzato come descritto sopra (quello con la bacchetta magica) molti imprenditori oggi gli avrebbero risposto certamente con un “SI”.

Va considerato che l’Italia possiede tante eccellenze, industrie talentuose, brevetti di ogni genere, cultura di livello elevato negli atenei e nei centri di ricerca, genialità e talento non ultimo l’“Italian style”e l’industria del turismo (purtroppo sfruttato poco e male). Con l’Italia uscita dalla bacchetta magica, ci sarebbe la coda degli investitori dietro le Alpi o alle frontiere a mare per i paesi che affacciano sul Mediterraneo; tutti pronti a fare la fila per investire nella splendida penisola Italia.

C’è da domandarsi: “Ma è tanto difficile da capire questo semplice concetto??”, Possibile che in Italia si lotta per un pezzo di pane azzannandoci quando con idee chiare e giusti provvedimenti potremmo disporre di lauti pranzi??

La risposta è ovvia e chiede una inversione di rotta rispetto al Reddito di Cittadinanza ed altre forme di sterile assistenzialismo. La lotta che si sta facendo all’Europa per consentire lo sforamento dei parametri di Maastricht, non può e non deve servire per fare “Assistenza Sociale” a coloro che purtroppo non hanno il lavoro, non lo vogliono e che non lo avranno in futuro se le cose non cambieranno. La crisi del Corona-Virus ha costretto all’Europa di sospendere i vincoli insuperabili di bilancio aprendo all’Italia nuove ed importanti opportunità.

Ristagnando la decisionalità del Governo Conte II su questi temi si assisterà alla sparizione dei migliori marchi italiani; accadrà di vedere e gestire la chiusura di tante aziende e società di eccellenza e quindi aprire gli ammortizzatori sociali per migliaia di lavoratori (ILVA e Wirpool docet) ad un numero crescente di maestranze che perderanno il lavoro assieme a quelli che lo stanno perdendo a causa di Decreti che paralizzano le attività lavorative di oggi (Decreto Virus). E’ ovvio che aumenteranno i giovani acculturati che, non trovando impiego in Italia, andranno ad arricchire i paesi che decidono di impiegarli nelle loro realtà.

Così facendo l’Italia andrà sempre più impoverendosi di senso civico e sarà incapace di arginare la concorrenza lasciando uscire le migliori risorse. La politica odierna deve fare proprio il vecchio assioma: il mondo non cambia con la tua opinione….cambia con il tuo esempio”.

Utilizzando il buon senso del padre di famiglia e senza andare a disturbare i soloni della contabilità e finanza, tutti comprendono che se lo Stato incassa 100 Euro dall’Erario e spende 100 Euro per tenere in piedi la nazione Italia, non disporrà mai dell’utile indispensabile per ripagare gli interessi di coloro che hanno prestato il denaro nel passato e che lo presteranno per superare la Pandemia legata al Corona-Virus; va ricordato che questo denaro dovrà essere restituito con interessi che ad oggi sfiorano la ottantina di miliardi di Euro l’anno. Quanto diverranno in futuro?

Vediamo di capire cosa farebbe il bravo padre di famiglia se fosse al Governo:

– Ridurrebbe il COSTO tagliando le spese inutili; eliminando gli sprechi e razionalizzando le spese; riducendo le ridondanze politico-geografiche come Provincie, numero dei Deputati e Senatori, dipendenti pubblici, il costo della Politica, l’enorme costo delle proprietà dello Stato inutilizzate (vecchie caserme, palazzi e capannoni abbandonati, costi di affitti etc.); le Partecipazioni Pubbliche senza senso in società che perdono milioni di Euro l’anno (Alitalia docet) e che servono solo come ricettacolo di ex politici o amici di amici; musei del “Niente”; banche popolari che di popolare non hanno altro che le perdite (Monte Paschi docet) e mille altri Enti e società come la Cassa per il rimborso dei danni di guerra in Africa (1940) ed ancora in piedi e simili; Dipendenti locali senza lavoro (Guardie Forestali docet)etc. Ci sono altre centinaia di realtà che non si possono nominare per mancanza di spazio e di tempo ma che formano un tumore dello Stato le cui metastasi ridurranno la Cosa Pubblica insostenibile.

-Aumenterebbe le ENTRATE con il lavoro delle Imprese dei lavori pubblici già finanziati e fermi creando il lavoro ai milioni di imprese (grandi, medie e artigianali) riducendo gli oneri sul lavoro alle imprese ed agli artigiani, ma soprattutto permettendo di acquisire molte commesse di lavoro in Italia ma soprattutto all’estero (ogni Ambasciata o Consolato estero, oltre alla rappresentanza di Stato doverosa, deve fungere da promotore commerciale dei prodotti e delle eccellenze italiane per incrementare l’export). Questo avverrebbe attraverso la firma di accordi multi-laterali, scambi culturali ed artistici (libri, opere d’arte, cinema, mostre, esposizioni, convegni, manifestazioni sportive (Olimpiadi etc.) corsi scolastici, nostre partecipazioni in società strategiche estere etc. Esiste un Ministero degli Esteri. Ebbene questa attività promozionale dovrebbe essere una della sue priorità. L’Italia non riesce a spendere la massa di denaro disponibile per infrastrutture già finanziate e finanziabili dalla CEE; ebbene deve concentrarsi nell’incremento della capacità progettuale delle Entità Locali (Regioni, Consorzi di Comunità, e Comuni) per disporre di progetti validi e rapidi per migliorare la viabilità, gli spostamenti delle comunità, le infrastrutture e la comunicazione etc. fornendo mezzi e strutture di progetto allo scopo di velocizzare l’impiego dei finanziamenti europei. Non fare questo sarebbe un delitto.

-Rinegozierebbe il proprio debito coi creditori (70/80 miliardi di euro cad. anno) attraverso nuove forme di finanza virtuosa che abbassi l’enorme costo degli oneri fissi. L’Italia, non avendo moneta propria, dovrebbe ottenere dalla Comunità Europea l’intervento della BCE (Banca Centrale Europea) per costringerla (assieme ai partners europei) ad intervenire comprando le “Emissioni Italiane” a tasso bassissimo (quasi zero). Approfittando che la nuova CE ha aperto le possibilità di indebitamento (Crisi Pandemia) si dovrebbe avviare un grosso piano di investimenti con quel denaro e riscattare i titoli in mano ai creditori ad alto tasso di sconto per ridurre i propri volumi di spesa.

-Realizzando la miriade di opere iniziate e non finite ma finanziate. Quelle ferme per il dedalo delle burocrazie e atteggiamenti locali (pretestuosi) per convenienze dei pochi affaristi pubblici e privati ma a discapito dei tanti delle comunità es. la TAV, le infrastrutture nuove e la manutenzione delle vecchie, gli edifici industriali, le opere portuali, le opere di rinsaldamento del territorio etc. Pensando al mantenimento dei mezzi delle strutture delle FF.AA e formazione dei militari orientati alla modernizzazione della Difesa. Finanziando maggiormente la Ricerca Scientifica e Tecnica delle Università e dei Centri medici. Adeguando il mondo della Istruzione ai parametri europei etc.

E’ ovvio anche che quanto espresso, pur vero, richiede tempo e convergenza di intento politico oggi inesistente e non con lo stillicidio odioso e veemente di coloro che intendono la politica come opposizione a tutto e con la UNICA FINALITA’: “mandiamo il Governo a casa e basta”. Questa non è politica.

E’ però anche vero che il popolo delle ultime elezioni regionali ha dato un segnale forte e chiaro alla politica togliendo consenso a quei Partiti che di senso comune non ne hanno molto possedendo idee fuori dal vero bisogno generale. I voti del circa 50/55% degli aventi diritto hanno visto un concentramento degno di nota verso quei partiti che perseguono gli obiettivi del buon padre di famiglia anziché verso l’egoismo di partito o gli interessi propri ammantati di slogan elettorali e di conservazione della sedia. Volendo essere concreti bisogna ricordare a noi tutti un vecchio adagio che dice:

“Abbi il coraggio di far accadere ciò che desideri”.

Antonio Moretta

(22.03.2020)

Il mondo moderno (Europa in particolare) è in mano alla “Alta Finanza”

Qui si riporta il pensiero di Giuseppe Altieri rielaborato ed aggiornato sulla attuale realtà ed implementato secondo un nuovo modo di vedere:

“Si credono i padroni dell’umanità e purtroppo lo stanno diventando: la politica democratica ha cessato di resistere loro, spianando la strada alla dittatura incondizionata dei poteri forti, economici e finanziari, che ormai dettano le condizioni della nostra vita pubblica”. Questa è la parola di Noam Chomsky, considerato il maggior linguista vivente, autore del capolavoro “Il linguaggio e la mente”.

A 86 anni, il professore statunitense dimostra una lucidità di pensiero e di visione che non lascia spazio a dubbi. Nessuna illusione: “Le nostre società stanno andando verso la plutocrazia. Questo è il neoliberismo”, dice Chomsky, in occasione di un suo viaggio in Italia per il Festival delle Scienze di Roma nel gennaio 2014.

Il titolo dell’ultima raccolta di suoi testi inediti tradotti in italiano è estremamente esplicito quando sostiene che gli oligarchi globali, signori delle multinazionali e grandi banche d’affari, sono “I padroni dell’umanità” (La classe di potenza condizionante più consistente del mondo). “La democrazia in Italia è scomparsa quando è andato al governo Mario Monti, designato dai burocrati seduti a Bruxelles, e non dagli elettori”, afferma Chomsky. Per lui, come riporta il news magazine “Contropiano”: “in generale, le democrazie europee sono al collasso totale, indipendentemente dal colore politico dei governi che si succedono al potere”.

Intorno al grande Professore vi è una classe di pensiero che è convinta che “sono finite le democrazie del vecchio continente (Italia, Francia, Germania, Spagna) perché le loro sorti sono decise da burocrati e dirigenti non eletti, che stanno seduti a Bruxelles. Decide tutto la Commissione Europea, che non è tenuta a rispondere al Parlamento Europeo regolarmente eletto. Puro autoritarismo neo-feudale. Questa rotta è la distruzione delle democrazie in Europa e la logica conseguenza saranno le dittature”.

Per Chomsky, il neoliberismo che domina la dottrina tecnocratica di Bruxelles è ormai diventata un serio pericolo planetario.

Ergo se ne deduce che Il fanatismo del “Libero Mercato” come via naturale per un’economia sana poggia su di un dogma bugiardo e clamorosamente smentito, e continua in realtà senza il supporto pubblico (in termini di welfare e di emissione monetaria) nessuna economia privata può davvero svilupparsi, anzi rischia l’implosione perché sottoposta da un lato alle sferzate dell’invasione dei prodotti a basso costo proveniente da paesi che non rispettano i diritti umani (vedi Cina, India, Medio Oriente, Nord Africa etc.) e dall’altro dal gioco borsistico della Finanza che sfrutta le oscillazioni per i propri interessi provocando dislocamenti di industrie verso l’Est e chiusure di società per mancanza di mercato e prezzi bassi dei prodotti di importazione da paesi che non osservano le libertà essenziali dei popoli.

Oggi il neoliberismo si configura come “un grande attacco alle popolazioni mondiali”, addirittura “il più grande attacco mai avvenuto da mezzo secolo a questa parte”. Secondo questa visione i popoli europei hanno davanti a loro una sfida planetaria che stanno sottovalutando con inimmaginabili conseguenze; stiamo di fatto per osservare le recenti crisi; ILVA, Whirpool, Alitalia, etc. e circa 200 crisi societarie sul tavolo del Ministero dell’Industria.   

Desolante il silenzio dell’informazione, che coinvolge gli stessi “New Media”: la loro tendenza è quella di “sospingere gli utenti verso una visione del mondo più ristretta”. Non aiuta a risolvere il problema il caso del “Corona Virus” che sta aggravando la posizione delle società dell’intera Europa ed in Italia in particolare.

Antonio Moretta

(Rev. 10.03. 2020).

Differenza tra la vita dell’uomo (Marito) e della donna (Moglie) in casa

Differenza tra la vita dell’uomo (Marito) e della donna (Moglie) in casa

Due coniugi stanno guardando la tv quando lei dice ad alta voce: “sono stanca, è tardi caro, penso che andrò a letto”.

Va in cucina a preparare i panini per l’indomani. Sistema la tazza per la colazione, estrae la carne dal freezer per il pranzo del giorno dopo, controlla la scatola dei cereali, riempie la zuccheriera, mette cucchiai e piattini sulla tavola per la mattina successiva. Poi mette i vestiti bagnati nell’asciugatore, i panni nella lavatrice, stira una maglia e sistema un bottone, prende I giochi lasciati sul tavolo, mette in carica il telefono, ripone l’elenco telefonico e da l’acqua alle piantine.   Sbadiglia, si stira e mentre va verso la camera da letto, si ferma allo scrittoio per una nota alla maestra, conta i soldi per la gita, tira fuori un libro da sotto la mensola di cucina e aggiunge tre appunti alla lista delle cose urgenti da fare e dà un’occhiata ai ragazzi che stanno dormendo. Va allo scrittoio e firma un biglietto d’auguri per un’amica, ci scrive l’indirizzo e scrive una nota per il salumiere. Mette tutto vicino alla propria roba.

Va in bagno, si lava la faccia, i denti, mette la crema antirughe, lava le mani, controlla le unghie e mette a posto l’asciugamano.

Nel contempo il marito dice a voce alta: “pensavo stessi andando a letto”; “Ci sto andando” risponde lei.

Mette un po’ d’acqua nella ciotola del cane, mette fuori il gatto, chiude a chiave le porte esterne di casa e accende la luce notturna esterna, raccoglie una maglia a terra, butta i calzini nella cesta e…..finalmente entra nella stanza da letto dove il marito sta guardando la TV. Tira fuori I vestiti e scarpe per l’indomani, mette la vestaglia, programma la sveglia e finalmente è seduta sul letto.

In quel momento, il marito spegne la TV e annuncia a voce alta alla moglie: “vado a letto”.

Va in bagno, fa la pipì, si gratta il sedere mentre dà un’occhiata allo specchio e pensa: “che palle domani devo fare la barba”…. e senza altri pensieri va a dormire.

Niente di strano non vi pare???? Ora chiediamoci perché le donne vivono più a lungo!!! Perché sono fatte per i percorsi lunghi e non possono morire perché prima hanno molte cose da fare….troppe!!

Wiva le donne madri, mogli, amiche, compagne e sostegno delle famiglie!

(05.03.2020)

Antonio Moretta

GRAZIE DI ESSERE DONNE

Il mondo moderno è in mano alla “Finanza”

Riporto il pensiero di Giuseppe Altieri rielaborato ed implementato secondo il mio modo di vedere:

“Si credono i padroni dell’umanità e purtroppo lo stanno diventando: la politica democratica ha cessato di resistere loro, spianando la strada alla dittatura incondizionata dei poteri forti, economici e finanziari, che ormai dettano le condizioni della nostra vita pubblica”

Questa è la parola di Noam Chomsky, considerato il maggior linguista vivente, autore del capolavoro “Il linguaggio e la mente”.

A 86 anni, il professore statunitense dimostra una lucidità di pensiero e di visione che non lascia spazio a dubbi. Nessuna illusione: “Le nostre società stanno andando verso la plutocrazia. Questo è il neoliberismo”, dice Chomsky, in occasione di un suo viaggio in Italia per il Festival delle Scienze di Roma nel gennaio 2014.

Il titolo dell’ultima raccolta di suoi testi inediti tradotti in italiano è estremamente esplicito quando sostiene che gli oligarchi globali, signori delle multinazionali e grandi banche d’affari, sono “I padroni dell’umanità”.

“La democrazia in Italia è scomparsa quando è andato al governo Mario Monti, designato dai burocrati seduti a Bruxelles, non dagli elettori”, afferma Chomsky.

Per Chomsky come riporta il newsmagazine “Contropiano”: “in generale, le democrazie europee sono al collasso totale, indipendentemente dal colore politico dei governi che si succedono al potere”.

Secondo il pensiero comune ai sostenitori del grande Professore “sono finite le democrazie del vecchio continente (Italia, Francia, Germania, Spagna) perché le loro sorti sono decise da burocrati e dirigenti non eletti, che stanno seduti a Bruxelles. Decide tutto la Commissione Europea, che non è tenuta a rispondere al Parlamento Europeo regolarmente eletto. Puro autoritarismo neo-feudale. Questa rotta è la distruzione delle democrazie in Europa e le conseguenze sono dittature”.

Per Chomsky, il neoliberismo che domina la dottrina tecnocratica di Bruxelles è ormai un pericolo planetario.

Ergo se ne deduce che Il fanatismo del “libero mercato” come via naturale per un’economia sana poggia su di un dogma bugiardo e clamorosamente smentito. In realtà senza il supporto pubblico (in termini di welfare e di emissione monetaria) nessuna economia privata può davvero svilupparsi, anzi rischia l’implosione perché sottoposta alle sferzate dell’invasione dei prodotti a basso costo proveniente da paesi che non rispettano i diritti umani (vedi Cina, India, Medio Oriente, Nordafrica etc.

Oggi il neoliberismo si configura come “un grande attacco alle popolazioni mondiali”, addirittura “il più grande attacco mai avvenuto da quarant’anni a questa parte”. Secondo questa visione i popoli europei hanno davanti a loro una sfida planetaria che stanno sottovalutando con inimmaginabili conseguenze; stiamo di fatto per osservare le recenti crisi; ILVA, Whirpool, Alitalia, etc.     

Desolante il silenzio dell’informazione, che coinvolge gli stessi “new media”: la loro tendenza è quella di “sospingere gli utenti verso una visione del mondo più ristretta”.

Antonio Moretta

high tech business background

Antonio Moretta

05/03/2020

DOVE SIAMO ?….DOVE ANDIAMO?…COME NE USCIAMO?

Certo oggi viviamo un momento difficile; il mondo è in subbuglio ed in rimescolamento continuo dei principi umanitari; impera nel Mondo in generale, in USA in particolare lo straripante primato della “Finanza” che vive anch’essa un infuocato periodo di enorme difficoltà a causa della crisi globale dei popoli (guerre ormai alle porte) e della rivoluzione telematica in esplosione. Aspetti questi che impediscono al ceto medio ed al ceto meno abbiente di tirare avanti.

Stiamo vivendo quello che una dozzina di anni fa ritenevamo impossibile. Tocchiamo con mano il disagio e guardiamo scorrere sotto di noi gli eventi che alimentano la paura incalzante. Oltre alla disoccupazione (per lo più giovanile) vediamo crescere la povertà dilagante ed il terrorismo straripante sul nostro territorio (Europa).

Siamo colpiti ed attoniti nel vedere dalle TV le morti in mare per l’invasione dei migranti e degli emarginati del Sud-Est. Il bisogno di assistenza delle genti ed il costo per la regolazione delle migliaia di migranti, la Cassa Integrazione, il Reddito di Cittadinanza e le indennità di disoccupazione; hanno logorato e logorano ancora le casse della previdenza (INPS)  che non regge più il gravame delle pensioni (beato chi ce l’ha). I partiti e la politica sono in “tilt”. C’è da provare l’angoscia del futuro…viviamo nel panico sociale. Ogni giorno vediamo immagini di guerre e devastazioni dalle Americhe al Medio Oriente; neanche il “clima” ragiona più a causa dell’inquinamento globale che imperversa sulle nostre città fatte di cemento e asfalto e mal mantenute. Neanche la fede ci sorregge come ieri.

Intorno a noi vediamo assetti politici in sfacelo, i partiti liquefatti e mancano i “leaders” carismatici. Corruzione e malaffare albergano ovunque (mafia, camorra, ndrngheta, sacra corona unita  etc..), le strutture dirigenziali dell’organismo pubblico sono guaste e deformate dai ladrocini e concussioni. Tutti rubano ed usano il potere pubblico per interessi privati. Siamo alla fine del percorso democratico?? Di certo intorno a noi vedo una grande disperazione. Sembra che il popolo non se stia rendendo conto della gravità in cui ci troviamo e spera nella venuta del “Messia” per sistemare le cose. Brutto clima questo che apre la visuale su tragici destini passati di oligarchie e fascismi o comunismi che sono due facce della stessa medaglia. Stiamo per cadere ??

Io penso di “NO!” Di sicuro subiremo ancora una ondata di repulsione a causa della irrisolta situazione ed aumenterà sicuramente in noi la voglia di ricostituzione dei valori fondanti della vecchia democrazia che sicuramente non rappresenterà il miglior sistema di governo ma è sicuramente il metodo di governo meno peggio di qualunque altro. Questo viene dimostrato dai posti nelle graduatorie mondiali del benessere che sono riempiti ai primi venti posti quasi esclusivamente dalle democrazie. Il tarlo che rode la società in questo clima è ben rappresentato dalle parole del giornalista e poeta Corrado Alvaro nella prima metà del secolo scorso che scrisse:

“La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia perfettamente inutile”.

Mi pare che nella disperazione oggi ci siamo. Come ne usciremo? Quando sorgerà l’alba di una ricostituzione dei valori di ieri ad oggi purtroppo scaduti?? Quali personaggi verranno a tirarci fuori dalle secche di questo inizio secolo?

Con coraggio, noi classe dirigente di oggi, dobbiamo trovare la temerarietà di saper affidare la guida del treno della politica a due binari paralleli ed orientati verso il futuro costituiti dai giovani e dalle donne. Sono convinto che solo loro con il loro ardimento e voglia di cambiare sapranno immettere nelle giovani leve della politica e del lavoro, ormai composto da un mondo globale, il seme della vera libertà quella fatta di scelte e di ripristino nei nostri animi di quella dirittura morale che ci dovrà far tornare a scandalizzarsi davanti alla disonestà, al furto, allo spreco, ai falsi privilegi mascherati da servizi pubblici, agli opportunismi vari di tutte le categorie e dalla prevaricazione (mattoni questi della edificazione della mafia e del malaffare). Per primo deve nascere una nuova pianta perché la vecchia struttura è indeformabile ormai: secondo perché solo un nuovo virgulto può essere plasmato a nuovo ed indirizzato in “alto…molto in alto”. A volte non aver memoria delle cose passate serve ad immettere aria fresca, invettiva, genio ed ardore.

Noi vecchi non troviamo più in noi la forza di ricominciare un percorso che in uscita dalle tragedie della seconda guerra mondiale è stato aspro e difficile e che ci ha visto impegnati tutta la vita a creare l’imperfetto mondo di oggi fatto di pregi e difetti. Ci siamo arresi e viviamo come non ci piace ma siamo assuefatti alla realtà ed abbiamo chinato la testa; non andiamo più a votare perché non sappiamo a chi dare la fiducia. Disse Marcel Proust: “La vita è un bene perduto se non la vivi come avresti voluto” Bene noi abbiamo rinunciato, i giovani e le donne no.

È vero che ogni gruppo sociale ha il “Governo” che si merita ma oggi nelle urne degli appuntamenti importanti, quelli che decidono gli uomini che devono trainare il gravoso carico della conduzione pubblica, mettiamoci i giovani e le donne.

Antonio Moretta

05/03/2020