La Pandemia Corona-Virus sta insegnando che il mondo italiano sta cambiando. Verso dove dovrebbe andare ?

Un giorno uno straniero di uno dei paesi dell’Est (ante muro di Berlino) chiese ad un membro della Confindutria che gestiva un complesso di oltre 1.000 dipendenti nella meccanica delle costruzioni e grossa carpenteria, se volesse investire nel suo paese per dare vita ad uno stabilimento analogo al suo.  Sentito il Consiglio di Amministrazione rispose di “NO”.

Il politico straniero chiese perché no, gli venne detto che in quel paese non volevano investire per la mancanza di certezze. Egli insistendo propose terreno gratis, fognature e strade di accesso gratis, agevolazioni fiscali decennali, interventi finanziari a fondo perduto etc., gli venne risposto ancora di no e lì si chiuse il rapporto.

La vera ragione era che in quel paese (1980) non c’era certezza di diritto sotto il regime Sovietico, che il tasso di corruzione era elevatissimo, che la proprietà privata non aveva simpatie in quel paese e che non si poteva fare libero scambio di prodotto e di personale.

Oggi in Italia la lungaggine burocratica unita alla incertezza del diritto, i tempi lunghissimi della Giustizia e delle sentenze, più l’enorme tassazione sul lavoro e sui redditi e forse la più grave delle ragioni rappresentata dall’eccesso di burocrazia; impedisce ad uno straniero di rischiare i propri soldi ed investire da noi. Anzi, sono le aziende italiane che delocalizzano all’estero.

Le nostre realtà industriali migliori, quelle che dispongono di brevetti e qualità (Italian-Style), preferiscono andare presso altre nazioni europee (assenza di rischio politico e minori oneri) che non hanno gli aggravi italiani. Le multinazionali che non hanno i brevetti comprano le società italiane con un preciso obiettivo impossessarsi delle aziende italiane con il loro bel brevetto. Una volta in possesso trasferiscono parte (se non tutta) la produzione all’estero mantenendo i marchi italiani ed il ricco mercato nazionale ed estero delle società acquisite. Il discorso sembrerebbe di una ovvietà desolante che chi ha gestito aziende sa a memoria ma che la Politica di ieri e di oggi disconosce o fa finta di non conoscere.

Oggi l’attuale Governo Giallo/Rosso si concentra su tematiche sociali come il “Reddito di Cittadinanza”, la ricerca dei “Navigatori”, l’abbassamento dei parametri salariali alti, la sicurezza, la pensione a 100, l’incremento delle tasse sui redditi alti (quanto alti non si sa) etc. Tutte cose giuste in linea di principio ma figlie dell’assistenzialismo, della corruzione e della burocratizzazione. Cose queste che si addicono ad un popolo opulento e fatto dalla piena occupazione e dotato di disavanzo pubblico attivo. Oggi con le tematiche dette in precedenza e la perdurante crisi economica, con la disoccupazione alle stelle, l’insipienza del Sindacato, l’incertezza del futuro, la massa di migranti, la paura dei risparmiatori, la mancanza di investitori, le banche in crisi ma soprattutto la crisi indotta dal Corona-Virus etc., peggiorano lo scenario al probabile investitore estero che amerebbe operare in Italia ma che la realtà lo allontana dalla nostra economia insicura e sempre più asfittica. La Politica dovrebbe invece avere il coraggio di far accadere quelle cose che il popolo desidera.

La valutazione della emergenza oggi considerata dalla Politica non è fatta dalle cose messe a programma dal Governo “Giallo/Verde” (che se fossero anche risolte con la bacchetta magica non cambierebbero lo scenario di crisi in cui viviamo) ma sono, in buona sostanza formate in alta percentuale da una sola cosa (oltre alla crisi indotta dal Corona-Virus) “La mancanza di lavoro”.

Proviamo ad immaginare di poter creare (sempre con la bacchetta magica) 2 milioni di posti di lavoro (1.800 ore uomo/annuo pari a circa 4 miliardi di ore produttive all’anno) e che una ora di produzione possa creare circa 50 Euro di prodotto; in questa ipotesi solo esemplificativa avremmo circa 200 miliardi di euro di produzione alla quale andrà sommato il sensibile aumento di ricavo dalla vendita del prodotto. Si può immaginare un ricavo dalla vendita di oltre 300 miliardi di euro di fatturato. In questa esemplificazione otterremmo: il rientro della disoccupazione a valori europei, la pace sociale, l’incremento vistoso del PIL con una massa di denaro in entrata per l’Erario derivante da IVA, Tasse varie sia sul reddito che sul sociale, consumi, paghe e stipendi tassati, proventi INPS etc. In buona sostanza un volume di denaro circolante molto rilevante. Questo potrebbe concedere alle forze di Governo la possibilità di mettere mano ad un riordino generale della struttura del lavoro, alle regole con la riforma dei codici, alla revisione delle regole burocratiche e loro semplificazione, snellezza nelle regole sulla vita delle imprese e sull’appalto dei lavori. Cose queste che oggi impantanano qualunque iniziativa.

Le piccole imprese che hanno qualche commessa purtroppo oggi vivacchiano per non morire e non riescono a far fronte alle esigenze finanziarie ed alla necessaria immediatezza nel soddisfare i tempi contrattuali, questo per mancanza di liquidità, ritardo nel pagamento delle fatture da parte dello Stato, finanziamenti quasi impossibili dalle Banche, forma barocca per le assunzioni, mancanza di elasticità nel fabbisogno di manodopera, vincoli sulle ore di straordinario ed ammortizzatori sociali, etc).

Per questi motivi spesso gli imprenditori sono costretti a rivolgersi alla più rapida disponibilità di forza lavoro e di mezzi: il “Lavoro Nero e l’Evasione fiscale” che rappresentano l’ammortizzatore dei fabbisogni di elasticità e rapidità delle disponibilità delle Imprese, ma soprattutto dell’artigianato ed erodono la struttura dello Stato.  

Se quel paese dell’Est, che a suo tempo ha fatto la proposta di investimento, si fosse organizzato come descritto sopra (quello con la bacchetta magica) molti imprenditori oggi gli avrebbero risposto certamente con un “SI”.

Va considerato che l’Italia possiede tante eccellenze, industrie talentuose, brevetti di ogni genere, cultura di livello elevato negli atenei e nei centri di ricerca, genialità e talento non ultimo l’“Italian style”e l’industria del turismo (purtroppo sfruttato poco e male). Con l’Italia uscita dalla bacchetta magica, ci sarebbe la coda degli investitori dietro le Alpi o alle frontiere a mare per i paesi che affacciano sul Mediterraneo; tutti pronti a fare la fila per investire nella splendida penisola Italia.

C’è da domandarsi: “Ma è tanto difficile da capire questo semplice concetto??”, Possibile che in Italia si lotta per un pezzo di pane azzannandoci quando con idee chiare e giusti provvedimenti potremmo disporre di lauti pranzi??

La risposta è ovvia e chiede una inversione di rotta rispetto al Reddito di Cittadinanza ed altre forme di sterile assistenzialismo. La lotta che si sta facendo all’Europa per consentire lo sforamento dei parametri di Maastricht, non può e non deve servire per fare “Assistenza Sociale” a coloro che purtroppo non hanno il lavoro, non lo vogliono e che non lo avranno in futuro se le cose non cambieranno. La crisi del Corona-Virus ha costretto all’Europa di sospendere i vincoli insuperabili di bilancio aprendo all’Italia nuove ed importanti opportunità.

Ristagnando la decisionalità del Governo Conte II su questi temi si assisterà alla sparizione dei migliori marchi italiani; accadrà di vedere e gestire la chiusura di tante aziende e società di eccellenza e quindi aprire gli ammortizzatori sociali per migliaia di lavoratori (ILVA e Wirpool docet) ad un numero crescente di maestranze che perderanno il lavoro assieme a quelli che lo stanno perdendo a causa di Decreti che paralizzano le attività lavorative di oggi (Decreto Virus). E’ ovvio che aumenteranno i giovani acculturati che, non trovando impiego in Italia, andranno ad arricchire i paesi che decidono di impiegarli nelle loro realtà.

Così facendo l’Italia andrà sempre più impoverendosi di senso civico e sarà incapace di arginare la concorrenza lasciando uscire le migliori risorse. La politica odierna deve fare proprio il vecchio assioma: il mondo non cambia con la tua opinione….cambia con il tuo esempio”.

Utilizzando il buon senso del padre di famiglia e senza andare a disturbare i soloni della contabilità e finanza, tutti comprendono che se lo Stato incassa 100 Euro dall’Erario e spende 100 Euro per tenere in piedi la nazione Italia, non disporrà mai dell’utile indispensabile per ripagare gli interessi di coloro che hanno prestato il denaro nel passato e che lo presteranno per superare la Pandemia legata al Corona-Virus; va ricordato che questo denaro dovrà essere restituito con interessi che ad oggi sfiorano la ottantina di miliardi di Euro l’anno. Quanto diverranno in futuro?

Vediamo di capire cosa farebbe il bravo padre di famiglia se fosse al Governo:

– Ridurrebbe il COSTO tagliando le spese inutili; eliminando gli sprechi e razionalizzando le spese; riducendo le ridondanze politico-geografiche come Provincie, numero dei Deputati e Senatori, dipendenti pubblici, il costo della Politica, l’enorme costo delle proprietà dello Stato inutilizzate (vecchie caserme, palazzi e capannoni abbandonati, costi di affitti etc.); le Partecipazioni Pubbliche senza senso in società che perdono milioni di Euro l’anno (Alitalia docet) e che servono solo come ricettacolo di ex politici o amici di amici; musei del “Niente”; banche popolari che di popolare non hanno altro che le perdite (Monte Paschi docet) e mille altri Enti e società come la Cassa per il rimborso dei danni di guerra in Africa (1940) ed ancora in piedi e simili; Dipendenti locali senza lavoro (Guardie Forestali docet)etc. Ci sono altre centinaia di realtà che non si possono nominare per mancanza di spazio e di tempo ma che formano un tumore dello Stato le cui metastasi ridurranno la Cosa Pubblica insostenibile.

-Aumenterebbe le ENTRATE con il lavoro delle Imprese dei lavori pubblici già finanziati e fermi creando il lavoro ai milioni di imprese (grandi, medie e artigianali) riducendo gli oneri sul lavoro alle imprese ed agli artigiani, ma soprattutto permettendo di acquisire molte commesse di lavoro in Italia ma soprattutto all’estero (ogni Ambasciata o Consolato estero, oltre alla rappresentanza di Stato doverosa, deve fungere da promotore commerciale dei prodotti e delle eccellenze italiane per incrementare l’export). Questo avverrebbe attraverso la firma di accordi multi-laterali, scambi culturali ed artistici (libri, opere d’arte, cinema, mostre, esposizioni, convegni, manifestazioni sportive (Olimpiadi etc.) corsi scolastici, nostre partecipazioni in società strategiche estere etc. Esiste un Ministero degli Esteri. Ebbene questa attività promozionale dovrebbe essere una della sue priorità. L’Italia non riesce a spendere la massa di denaro disponibile per infrastrutture già finanziate e finanziabili dalla CEE; ebbene deve concentrarsi nell’incremento della capacità progettuale delle Entità Locali (Regioni, Consorzi di Comunità, e Comuni) per disporre di progetti validi e rapidi per migliorare la viabilità, gli spostamenti delle comunità, le infrastrutture e la comunicazione etc. fornendo mezzi e strutture di progetto allo scopo di velocizzare l’impiego dei finanziamenti europei. Non fare questo sarebbe un delitto.

-Rinegozierebbe il proprio debito coi creditori (70/80 miliardi di euro cad. anno) attraverso nuove forme di finanza virtuosa che abbassi l’enorme costo degli oneri fissi. L’Italia, non avendo moneta propria, dovrebbe ottenere dalla Comunità Europea l’intervento della BCE (Banca Centrale Europea) per costringerla (assieme ai partners europei) ad intervenire comprando le “Emissioni Italiane” a tasso bassissimo (quasi zero). Approfittando che la nuova CE ha aperto le possibilità di indebitamento (Crisi Pandemia) si dovrebbe avviare un grosso piano di investimenti con quel denaro e riscattare i titoli in mano ai creditori ad alto tasso di sconto per ridurre i propri volumi di spesa.

-Realizzando la miriade di opere iniziate e non finite ma finanziate. Quelle ferme per il dedalo delle burocrazie e atteggiamenti locali (pretestuosi) per convenienze dei pochi affaristi pubblici e privati ma a discapito dei tanti delle comunità es. la TAV, le infrastrutture nuove e la manutenzione delle vecchie, gli edifici industriali, le opere portuali, le opere di rinsaldamento del territorio etc. Pensando al mantenimento dei mezzi delle strutture delle FF.AA e formazione dei militari orientati alla modernizzazione della Difesa. Finanziando maggiormente la Ricerca Scientifica e Tecnica delle Università e dei Centri medici. Adeguando il mondo della Istruzione ai parametri europei etc.

E’ ovvio anche che quanto espresso, pur vero, richiede tempo e convergenza di intento politico oggi inesistente e non con lo stillicidio odioso e veemente di coloro che intendono la politica come opposizione a tutto e con la UNICA FINALITA’: “mandiamo il Governo a casa e basta”. Questa non è politica.

E’ però anche vero che il popolo delle ultime elezioni regionali ha dato un segnale forte e chiaro alla politica togliendo consenso a quei Partiti che di senso comune non ne hanno molto possedendo idee fuori dal vero bisogno generale. I voti del circa 50/55% degli aventi diritto hanno visto un concentramento degno di nota verso quei partiti che perseguono gli obiettivi del buon padre di famiglia anziché verso l’egoismo di partito o gli interessi propri ammantati di slogan elettorali e di conservazione della sedia. Volendo essere concreti bisogna ricordare a noi tutti un vecchio adagio che dice:

“Abbi il coraggio di far accadere ciò che desideri”.

Antonio Moretta

(22.03.2020)

Autore: Antonio Moretta

Professione: manager industriale (in pensione), attualmente scrittore di narrativa e consulente nel settore Energia nazionale ed internazionale; Lingue: Francese – Inglese; Codice Fiscale: MRTNTN40P30H501V Istruzione: • -1960 Scuola media superiore presso l’istituto tecnico industriale ITIOMF di Roma con specializzazione in meccanica di precisione; • -1962 Vincitore presso il Ministero della Pubblica Istruzione di Roma del pubblico concorso in “Produzione ed Organizzazione Industriale” tenuto presso la Alfa Romeo-SpA di Milano dipartimento direzione e pianificazione (Ing. Zeni) per circa 2 anni (borsista del Min. Pubblica Istruzione); • -1962 Corso studi universitari in Economia e Commercio presso l’università Cattolica del Sacro Cuore in Milano; • -1986 Laurea PHD Doctor H.C. in “Scienze Economiche” presso la Kensighton University di Los Angeles, USA (Università Italo-americana); Esperienze professionali: 1963 Ufficiale dell’Esercito Italiano (Pionieri di Fanteria), ad oggi Capitano della Riserva; 1964 -1967 Direttore della SAIRA S.p.A., Verona (gruppo Maccaferri) nello stabilimento industriale meccanico IOMSA in Roma; 1967-1968 Direttore della MERA S.p.A. (gruppo Guardiano) in Ragusa specializzata nella costruzione delle strutture metalliche, tanks e boilers; 1968 - 1971 Direttore Tecnico della Sicilprofilati S.p.A. (gruppo Italimprese) nello stabilimento di Catania (strutture metalliche e prefabbricati civili ed industriali); 1972 Direttore Generale della Sicilprofilati S.p.A. di Catania (dirigente industriale dal 1972); 1972 - 1979 Amministratore Delegato della IMPA S.p.A. (gruppo Italimprese) in Catania e co-fondatore della Società e progettista dello stabilimento industriale della V strada in CT; 1979 - 1988 Amministratore delegato e Consigliere di Amministrazione della IMPA S.p.A. in Catania. La società è una grande industria i cui prodotti sono: impianti petrolchimici “In” and “Off-shore”, carrozze ferroviarie, locomotive elettriche da treno, CTE (Centrali Termoelettriche) ed impianti termoelettrici e nucleari, caldarerie, strutture pesanti e leggere per edifici multipiano e ponti a tecnologia avanzata, strade, ecc..), capitale sociale della società pari a 37 Miliardi di Lire, dipendenti fino a 1400 in Italia ed all’Estero; 1989 - 1992 General Manager del gruppo Italimprese S.p.A. di Roma, (Holding proprietaria anche delle società ITIN S.p.A., COGEI S.p.A., SACMA S.p.A., SAEM S.p.A. etc.); capitale sociale 165,2 Miliardi di Lire e n° 3000 dipendenti nelle società possedute (Turn-over annuale di Lit. 350 Miliardi); 1993 -1996 Consigliere della ITIN Italimprese Industrie S.p.A. di Roma (appartenente alla Holding Italimprese); 1995 - 1997 Consulente per la direzione strategica e commerciale nazionale ed estera della SIME S.p.A. di Roma (Montaggi elettrici, Linee di trasmissione elettrica, stazioni e sottostazioni elettriche); Consulente per la direzione strategica e direzione commerciale nazionale ed estera della A. Marinelli S.r.l. di Napoli associata alla Siemens tedesca (linee di trasmissione elettrica, montaggi elettrici, quadristica ecc.) in società ha tenuto anche il ruolo di Consigliere del C.d.A; Fino al 1997 Consigliere della ITIN-FRANCE (Francia) realizzatrice di diversi lavori per Euro Disney del tipo impiantistico e strutturale e centrali Elettronucleari (SUPERPHOENIX DI Lione FR); Fino al 1997 Presidente del Consorzio ITALBO (Italimprese SPA di Roma e Bosco SPA di Terni) operante sul territorio italiano per Grandi Carpenterie;

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